sabato 17 gennaio 2026

Essere libero dall'elite



 

E’ molto, molto importante comprendere e realizzare che l’evoluzione, quello che si chiama evoluzione, quello che l’iniziato moderno o l’iniziazione moderna definirà come l’evoluzione, e un istradamento o uno sviluppo personale. Dico personale perché a un certo momento, nel corso dell’evoluzione della coscienza umana e nel corso della trasmutazione del carattere terrestre dell’Uomo che porta a un’apertura molto, molto grande del suo Spirito, arriva un punto in cui l’essere è realmente solo, non ha il supporto dei suoi parenti, dei suoi cugini dei suoi fratelli, della razza: l’essere è realmente solo.

Ed è in questa solitudine esistenziale di fronte alla vita e di fronte a quello che lui sente interiormente, e alla fine di fronte a ciò che può comunicare con altri piani, che realizza fino a che punto la formazione del suo ego dipende dal suo attaccamento alla coscienza terrestre, dunque alla coscienza sociale, alla coscienza della razza, attraverso diverse strade come l’educazione, la lettura o la cultura, e così via.

Ed è al di là di tutto questo che inizia il suo apprendimento: l’Uomo comincerà ad apprendere, dunque a sapere da solo, quando avrà completamente oltrepassato i limiti che oggi gli servono da guide, che sono necessari, validi, e che sono stati storicamente sanzionati. Se diciamo che per lo sviluppo di una psicologia evoluzionaria, l’ego dovrà sviluppare un attributo che non faceva parte della coscienza dell’involuzione, è perché l’autorità durante l’involuzione apparteneva ad altri, apparteneva a forze all’esterno di lui o anche a forze all’interno di lui, ma che erano su altri piani.

Dunque durante l’involuzione l’Uomo non ha mai avuto l’occasione, la fortuna o l’opportunità di verificare fino a qual punto poteva interpretare la realtà a suo modo, e quando dico « interpretare la realtà a suo modo », voglio dire interpretare la realtà in un modo universale che conviene a tutti gli Uomini. E non ha mai potuto farlo perché non ha mai sviluppato la critica assoluta, cioè non ha mai assediato la fortezza della conoscenza umana, che essa sia filosofica, spirituale, religiosa, ideologica, a un livello o ad un altro: l’Uomo non ha mai assediato le fondamenta della sua civiltà, della sua cultura.

Ci sono stati scompigli, ci sono state rivoluzioni,, c’è stata dell’evoluzione, ci sono stati Uomini che son venuti in certi tempi e hanno creato idee shoccanti, ci sono stati dei « Victor Hugo », ci sono stati prìncipi del pensiero, ma non c’è mai stato l’assassinio del pensiero, perché l’Uomo non era arrivato all’evoluzione: era ancora nell’involuzione.

L’Uomo non poteva sviluppare una critica assoluta, dunque non poteva assassinare le assise del pensiero riflesso per liberare finalmente il profumo dello Spirito, dunque della conoscenza, il sapere che fa parte della luce alla sua scala, alla sua misura, secondo il carattere universale della sua anima in evoluzione. Dunque Aurobindo, quando diceva … nel 1969 « c’era una luce che colpiva l’Uomo sulla Terra », che « l’Uomo veniva in contatto con una luce sulla terra », aveva ragione, Aurobindo.

Dunque, egli situava l’Uomo su una nuova curva di evoluzione, e poi, dopo di lui e nel corso delle generazioni a venire, sarà il lavoro dell’Uomo fare la stessa cosa che egli ha fatto durante la involuzione, cioè svilupparsi, ma questa volta, invece di svilupparsi in rapporto a forze che gli imponevano una dottrina, l’Uomo si svilupperà per estensione di se stesso, perché io la chiamo « coscienza in emissione » invece di « coscienza in riflessione ».

Una coscienza in emissione è una coscienza che possiede tecnicamente, o che ha accesso tecnicamente a tutti i territori . Quando dico « tutti i territori », voglio dire a tutti i piani di coscienza. Alla fine l’Uomo avrà accesso a tutti i piani di coscienza, il che vuol dire che l’Uomo sarà capace di legiferare le leggi sul piano materiale che chiamiamo la scienza. Potrà legiferare le leggi sul piano astrale che chiamano la spiritualità, e potrà legiferare le leggi sul piano mentale che chiamiamo gli studi o lo studio dei misteri.

E questo, questo lo porterà in una quarta evoluzione, in un quarto piano, a ricostruire la sua relazione con la conoscenza o la coscienza sistemica, dunque ricostruire la sua relazione con i popoli o le civiltà, o le intelligenze che vengono da altrove in diversi modi di espressione, in diversi modi di materialità, questo, è puramente secondario.

Ma finalmente l’Uomo potrà ritornare alla sua fonte, cioè ricostruire il ponte che è stato distrutto durante l’involuzione, perché doveva sviluppare un ego per avere alla fine accesso a una coscienza abbastanza sofisticata che chiamiamo la mente inferiore. Ma la mente inferiore non è più sufficiente per l’Uomo, perché pensare è già una limitazione della sua luce, dunque del suo Spirito.

L’Uomo ha bisogno di comunicare con i piani paralleli, e per questo occorre che cominci a fare un lavoro di fondo. E il lavoro di fondo, è prendere coscienza che la critica assoluta è la sua punta di diamante, è la spada di cui si servirà per porre stavolta sopra la testa degli invisibili la spada di Damocle che minaccia sempre le intelligenza imperiose che, durante l’involuzione, sono servite da guide, ma che gli hanno anche tagliato la testa. E’ per questo che non si ha identità.

Vi dò un esempio semplicistico: ​se siete un medico, un grande chirurgo, a causa della vostra abitudine di trattare con certe gamme di informazioni, a causa delle vostre abitudini a trattare con registri di coscienza che non fanno realmente parte della coscienza della massa, avete l’impressione, in quanto grande chirurgo o grande filosofo, o grande teologo, o grande architetto, di far parte di quel che si chiama una élite.

Un uomo che è molto ben formato nelle scienze, un Uomo che ha tecnicamente un carattere sapiente, ha l’impressione di appartenere a un’élite, insomma appartiene a un’élite! Il solo problema con questa élite è che per la sua natura materiale, egocentrica, fondata sulla personalità, essa impone all’Uomo le sue vedute. Se siete un grande teologo imporrete all’Uomo le vostre vedute. Se siete un grande architetto imporrete all’Uomo le vostre vedute.

Che voi siate non importa cosa, se siete molto avanzati e funzionate in atmosfere rarefatte della scienza, imporrete all’Uomo le vostre vedute. Perché? Perché l’Uomo non avrà la capacità di rifiutarle. E se l’Uomo avesse la capacità di rifiutare le vostre vedute, se l’Uomo avesse la capacità di rifiutare le vedute di un grande teologo semplicemente così, col « flick of the wrist » [movimento del polso], come si dice in inglese, se un Uomo avesse la capacità di rifiutare – quando dico rifiutare, voglio dire superare realmente le vedute della scienza, dell’architettura, di qualunque cosa – in quel momento l’Uomo sarebbe libero dalla élite.

Ed essendo libero dall’élite, sarebbe libero ed essendo libero e sapendo il prezzo che si deve pagare per sapere, non renderebbe mai più servile, in seguito, l’Uomo. Se l’élite, quello che si chiama « l’élite », fosse realmente grande sulla Terra, non cercherebbe con tutti i mezzi, occulti o no, insidiosi o no, con la forza o no, di stabilire il suo potere sulla coscienza umana.

Dunque il grande teologo, se fosse realmente grande nel senso dello Spirito e non nella forza dell’anima supportata da una memoria meccanica molto sviluppata, potrebbe facilmente incontrare un Uomo, un essere da qualche parte nel mondo, ascoltarlo e trovare che… ohhh … forse quell’Uomo ha qualcosa da dire che è intelligente.

Dunque il problema con l’élite, nel mondo, è che essa si crede unica e si dà il ruolo – e si è sempre data il ruolo – di imporre all’umanità dottrine che fanno parte del suo apprendimento, ma che fanno anche parte della sua mente dottrinaria. E’ per questo che io odio, io in quanto individuo, le persone intelligenti. Io odio l’intelligenza meccanicistica involutiva, non perché non è bella, ma perché non dà occasione al piccolo Uomo di sentire che anche lui ne ha, forse, d’intelligenza.

Mi ricordo una storia che mia moglie mi raccontava: quando era giovane era a scuola e poneva domande al professore – probabilmente le domande, a quel tempo, giravano attorno ad Adamo ed Eva, la mela, e poi tutta l’insulsaggine! La torre di Babele… Possiamo immaginare! E mia moglie, per vibrazione, anche se non comprendeva il suo avvenire, il suo divenire, poneva domande che non facevano stare a suo agio il professore. Lui non poteva rispondere. Diceva: « Bene, piccola, tu porrai questo all’Università di teologia ».

Ma oggi, questa bambina che è cresciuta ed è entrata nella sua identità, se incontrasse questo modello d’ignoranza, direbbe : « Bene, bene, siediti ragazzino, ti parlerò! Ti parlerò della tua vita, farò della chiaroveggenza della tua vita, ti spiegherò che cos’è che hai fatto l’anno scorso, che cosa hai fatto a dieci anni, perché tua moglie ti ha sgridato, quello che fai nella vita, come tu pensi »…

E lei comincerebbe lentamente a smontarlo realmente e, così parlando, questo professore si sentirebbe male: « Ti parlerò degli Arcangeli e di Dio, di tutte queste cose, e della morte, ti spiegherò tutto questo, siediti lì”; e fargli comprendere che non è un titolo universitario a dare all’Uomo il diritto alla conoscenza: il titolo universitario dà semplicemente il diritto di poter ben rimemorizzare le cose … quello che gli altri hanno memorizzato prima di te.

Dunque il tuo titolo universitario tecnicamente ti permette di cristallizzare nella forma un movimento molto lungo, storicamente molto lungo, uno sviluppo molto lento di quello che si chiama l’ignoranza sofisticata, giochi mentali. Tu fai una tesi e prendi quello che l’altro ha scritto e ci aggiungi un po’ di più. E’ come aggiungere del sale e del pepe quando fai un pasto. Tu aggiungi e l’altro, la settimana dopo, aggiungerà, tutti aggiungono.

Per cui tu aggiungi alle idiozie fondamentali del « Penso dunque sono » di Cartesio, ma continui a essere idiota come Cartesio, ma con la « sofisticheria » [arte del sofismo] di una mente filosofica. E per questo che è una fortuna che siamo arrivati alla scienza oggi: che la scienza sia venuta a liberarci un po’ dall’affabulazione; perché la scienza è esatta, lo scienziato non ti chiede se è la verità quello che avviene nei laboratori. Ma al di fuori della scienza si parla di verità!

E il professorino di mia moglie, era la verità! io non so dove era arrivato con la storia della mela, ma occorrerà un giorno che l’Uomo apprenda a riconoscere – e quando parlo dell’Uomo, parlo dell' »élite » – apprenda a riconoscere che ci sono nel mondo, in tutto il mondo, degli esseri che non sono forse sofisticati, ma che sanno delle cose. E se l’élite non arriva a realizzare questo, arriverà un punto in cui l’élite si sentirà estremamente sorpassata a livello della conoscenza.

Ci sono persone nel centro che fanno lo studio delle religioni, al centro delle religioni nella provincia di Québec, che pensano che io sono orgoglioso, e che non amo discutere con nessuno, che vivo nella mia torre d’avorio e sono una specie di illuminato per loro, ma non vengono a vedermi! « Vieni a vedermi, parleremo, se voglio » [risate del pubblico]. Allora, diranno: « Vedi? Se vuole » ![risate del pubblico]. Ma io non voglio nemmeno vederli. Diranno: « Vedi? Non vuole vederci »! Perché non voglio vederli?

Perché non voglio ferirli. E perché non voglio ferirli? Perché non voglio metterli in iniziazione! Perché non voglio fargli realizzare fino a che punto sono ignoranti, perché quello che l’Uomo pensa, quello che la gente pensa, quello che le Università pensano, non cambia nulla alla mia vita – non posso nemmeno pensare, « anyway » [comunque], a quello che pensano! Invece l’élite, un giorno sarà obbligata ad accorgersi che ci sono cose, ci sono dimensioni nell’Uomo che vanno al di là della logica.

Prendi Jojo Savard [astrologo quebecchese], puoi ridere quanto vuoi di lui, puoi analizzare la sua scelta televisiva, puoi fare una recensione giornalistica su di lui, ma ci sono persone nel mondo, ci sono dei Jojo Savard nel mondo, ci sono degli intuitivi, ci sono dei veggenti nel mondo che sanno delle cose, che hanno accesso a cose che fanno parte della conoscenza dell’anima.

Può darsi che non possono spiegarlo come occorre, può darsi che non ne comprendano tutti i meccanismi, tutti gli arcani. Se ci sono presidenti nel paese – come Mitterand – che hanno il loro veggente personale privato, che non vogliono che si conosca, perché non va bene per la presse [perché confidenziale]! Se ci sono donne presidenti come Nancy Reagan che ha il suo astrologo, questo non va bene per la presse! Se ci sono persone come Churchill che hanno il loro astrologo, questo non va bene per la press! Perché?

Perché l’élite è orgogliosa, l’élite non vuole che si sappia che ci sono dei buchi nel suo sacco che lei non può rattoppare … L’élite! Non c’è niente di più orgoglioso dell’élite. Non c’è niente di più orgoglioso di un grande teologo insudiciato nella memoria della razza giudeo-cristiana! « Quanti angeli ci sono che danzano sulla punta di uno spillo »… Bisogna proprio essere insudiciati nella mente per anche solo sollevare la questione … giudeo-cristiana.

E si pensa che questo è geniale: « Quanti angeli ci sono che danzano sulla punta di uno spillo »… ! I giapponesi oggi son capaci di fare della miniaturizzazione ancora più sviluppata di questo! Facendo una Toyota con un motore nella scala di micron! E’ questo il problema dell’élite. E che cosa romperà l’influenza psicologica dell’élite sull’individuo – non sulla massa: la massa ha bisogno dell’élite, « no problem » [nessun problema] -, ma che cosa romperà l’influenza dell’élite sulla coscienza individuale?

Sarà lo sviluppo della critica assoluta dell’Uomo, quando l’Uomo avrà superato i limiti psicologici della sua finezza di vita esistenziale, per avere finalmente riscontrato la fonte dell’intelligenza che si nasconde dietro le forme che chiamiamo, CHE CHIAMIAMO la menzogna cosmica. Dal momento in cui l’Uomo utilizza un termine per definire un piano qualunque della realtà, se non è abbastanza cosciente e in coscienza critica per decondizionare lui stesso il termine, è automaticamente prigioniero della forma. Dunque, è automaticamente prigioniero del pensiero elitario del suo tempo.

Parlate di Dio? Nessun problema! Che cos’è questa roba? Cosa mangia? Mangia tutto? Emette gas intestinali? Va di corpo? Esiste? In quale dimensione esiste? Perché esiste? Chi è che l’ha creato? C’è una fonte valida della creazione? Non si può indefinitamente restare degli esseri storditi da pensieri che sono stati creati dall’élite per mantenere sulla coscienza dell’Uomo individualizzato l’impero dell’involuzione.

Ho un amico, gran filosofo, grande amico di Sartre, che mi diceva, qualche anno fa, quando gli proponevo di spiegargli qualcosa, diceva: « No, no, no, no, no. » Gli ho detto: « Che diritto hai di dirmi no, per chi ti prendi, dannazione, per dirmi no, chiudi la bocca, siediti e comincia ad ascoltare, innanzitutto ». « No, no, no, no, no ». Appena si è di fronte a nozioni che vanno contro il nostro elitarismo psicologico: « No, no, no, no, no ». Va’ a vedere un gran sacerdote e digli: « Ti spiegherò che cos’è Dio »…

Ti dirà: « No, no, no, no, no, siamo noi che abbiamo il ruolo di istruirvi ». Puoi dire questo alla gente, ma non venire a dirlo a me, perché il tuo caffè non lo digerirai, idiota! [risate del pubblico]. Gli angeli… Non ho niente contro il concetto di un angelo, ma che cos’è? Non venirmi a dire che è un articolo di fede! L’articolo di fede lo compri agli Alimentari, articoli di fede! Del fegato di merluzzo! [‘foi’, in francese, è sia ‘fede’ che ‘fegato’].

Articolo di fede! E’ per questo che l’élite non viene a vedermi perché sa, l’élite, che con me non c’è niente da fare! E allora dicono: « Questo ragazzo, Bernard de Montréal, è un orgoglioso ».

Appena affronti l’élite, appena scrivi cose che li forzano a ingoiare che non sanno, e a licenziare quello che sanno, non stanno più bene nelle loro pelle. C’è un grande della provincia di Québec che mi dice un giorno in una sala mortuaria, mi dice: « Signor Bernard, voi siete pungente ». Capisco che sono pungente, perché bisogna che punga il vostro « pallone » perché scoppi, sono pungente… “Siete pungente” … Sono pungente! Vaffanculo dunque, sono pungente!

Ci si è fatti pungere per secoli, Cristo! Si hanno buchi dappertutto. E sono delicato, eh, immagina se non fossi delicato! Che cosa direbbe per descrivermi, non potrà più dire che sono delicato! Ah, io sono pungente! Era il mio prof di latino e greco, quand’ero a scuola, che mi trovava pungente. Il punto che voglio fare è che l’evoluzione della coscienza, lo sviluppo della coscienza evoluzionaria, sarà individuale: sarà tra l’Uomo e l’Uomo.

L’Uomo si separerà dalla memoria della razza: questo non vuol dire che non andrai al negozio a comprare biancheria, non vuol dire che non ti fermerai al semaforo rosso! Io sono un cittadino migliore di molti altri, anche le volte in cui non passo col rosso pur sapendo che non c’è più la polizia all’angolo, ma è lo stesso: perché c’è qualcuno a fianco che direbbe; “Ah, lui è passato”.

Allora, per non impressionare negativamente il mio confratello conducente, io non passo. Ma forse se fosse un sacerdote passerei, per fargli fare il peccatuccio di avere giudicato! [risate del pubblico]. E’ talmente… “Cristo!” … Far finta di niente! Pensi di essere santo, più santo di me, di avere il buon Dio dalla tua parte, e poi mi giudichi! Quando l’Uomo svilupperà una coscienza critica, comincerà a scoprire che è molto solo nella sua condizione di essere e poi ci sta bene, e ama facilmente l’Uomo o l’Umanità, nella misura in cui non è troppo elitario, troppo orgoglioso e non si prende troppo sul serio!

Perché si comincia, SI COMINCIA a sviluppare una coscienza mentale abbastanza sofisticata da occuparsi dello studio dei diversi sistemi, materiale, psichico e altri. Non è finita l’evoluzione del pianeta Terra! Si è nel 1995, ‘96 “forever” [per sempre] [risate del pubblico].

Questo è il problema:. di non pensare troppo! E in quanto persona che non pensa troppo e che realizza fino a che punto siamo stati frenati, e voialtri, quando pensate che siamo stati frenati, pensate che siamo stati frenati a seconda delle ideologie, ma lì non avete cominciato, l’Uomo non ha ancora cominciato il grande viaggio interiore.

Quando la sera va sui piani, e incontra, incontra, incontra, incontra, entra in conversazione con diversi livelli di intelligenze ed entità, è lì che vedi fino a che punto si è stati frenati, è lì che inizia. l’Uomo cosciente non vivrà mai la lotta, non vivrà mai una rivoluzione sociale, ma vivrà una rivoluzione interiore che porterà a una grande trasformazione interiore.

Ma verrà un momento nel corso della sua evoluzione, nella sua vita personale, in cui finalmente avrà coscienza di essere. Non avrà più bisogno di andare a vedere quello che Jean Paul Sartre ha detto, non avrà più bisogno di far riferimento a Shakespeare: « Essere non essere ». « Why not to be anyway ». [In ogni caso, perché non essere]. L’Uomo saprà realmente che cos’è essere, e poi realizzerà che essere è il risultato della lotta personale, individuale, contro tutto ciò che costituisce in lui la menzogna.

E ci sono verità che esistono nel mondo che sono talmente menzognere, sono talmente necessarie, ma sono talmente menzognere che dal momento in cui l’Uomo realizza questo, non può più appartenere alla memoria della razza, perché una verità che è menzognera non è necessariamente una dettatura menzognera, è una percezione menzognera. La Vergine, appare a un ragazzino in un campo, il ragazzino è in trance – sdoppiamento astrale -, gli occhi sgranati, lui l’ascolta e ci parla!

Lei si ritira e lui torna normale, racconta la sua storia ai giornalisti: « Mi è apparsa la Vergine ». E’ vero! Ma che cos’è la menzogna della verità? Era chi questa brava donna, vestita di blu con gli elementi del vestito tradizionale che sono stati dipinti da Raffaello, da Michelangelo, da altri, in altre parole dei colori, delle vesti che appartengono alla memoria della razza, per convenire psicologicamente con la forma che permette alla razza di identificarsi con una forma?!

Per mantenere ancora la razza nell’ignoranza della interpenetrazione dei mondi, dell’interpenetrazione delle civiltà, dell’interpenetrazione degli spazio-tempo, e della prossimità degli universi paralleli che farebbero di noi degli esseri sapienti se si fosse abbastanza evoluti e psichicamente evoluti per non essere magnetizzati da intelligenze che possono manifestarsi all’Uomo sempre secondo la qualità archetipica di cui egli ha bisogno per avere lo Spirito tranquillo.

Ti appare la Vergine, tu sei « safe » [salvo], ma lei non appare a persone come me! O « sacramento », no, lui è « touchy » [permaloso], lui: questo non passerà con lui! Ma lei apparirà a un ragazzino in un campo da qualche parte nell’Europa dell’est, vista la povertà lì, visto che sono ancora al medioevo spirituale dell’Umanità. Ma un tipo come me, che è pronto a dire: « Dài, togliti quella roba » – non nel senso di fare del nudismo – « ma che cosa c’è dietro quella forma, non prendermi per idiota, perché a me, tu non mi magnetizzerai sugli altri piani, ne ho visti altri prima di te, cosa sembri? Ah! vieni da lì, è questo il tuo nome »…

C’è un linguaggio che esiste fra l’Uomo e quelle persone lì, puoi parlargli, è come con qualunque cosa, non è russo, non è connesso alle lingue indo-europee, ma c’è un linguaggio, puoi parlare a quelle persone lì. Ma quando parli a quelle persone con un linguaggio di un certo modo, e non sei più magnetizzato nella mente, ti accorgi che non è più la stessa faccenda.

Se sei una brava donnina, con una veste blu a falde davanti e una pelle d’avorio, che sta con gli occhi umidi e ti dice di pregare, pregare, pregare, pregare, pregare, non puoi dirmi a me di pregare! Ti dirò: « Deciditi, Cristo, c’è conversazione fra te e me? O allora non c’è, perché sono io che ti farò pregare, ti pregherò di sgomberare il campo, smamma! Non siamo più idioti!” Questa è la critica assoluta.

Per cui, se non sei capace di vivere una critica o di manifestare una critica assoluta quando vieni in contatto assolutamente con degli estranei degli spazi paralleli, beh, tu sei utilizzato come molti sono stati utilizzati per perpetrare sulla Terra la menzogna cosmica attraverso verità spiegate a metà, che fanno parte dei bisogni archetipici della coscienza planetaria di una razza che non conosce le sue origini e che è manipolata dall’élite.

Per cui, i concetti che sostengono la coscienza umana sulla Terra, non importa a quale livello, che siano dei concetti religiosi, spirituali o occulti, non importa quale fantasia che è un’espressione della mente umana, trasmessa, canalizzata per virtù medianica o per virtù filosofica, o semplicemente dal pensiero guidato, deve essere investigata, compresa. Senza di questo siamo fritti, si resterà degli esseri spirituali, delle brave persone, oppure si resterà degli esseri materiali, materialisti, ancora delle brave persone, non si sarà mai intelligenti.

Per cui, la critica assoluta farà parte del fondamento della coscienza mentale rinnovata, farà parte del grande divario tra la coscienza sopramentale e la coscienza mentale dell’involuzione. Ed è attraverso la critica assoluta che l’Uomo, alla fine, arriverà a svelare i misteri e a poter finalmente riconoscere – poiché la sua vibrazione cambierà col tempo -, potrà riconoscere e dare dei nomi a dei mondi, a delle intelligenze, a delle razze.

E poi si saprà un giorno che cos’è un Arcangelo planetario, si saprà che cos’è un Angelo, si saprà che cos’è un Elohim, si saprà che cos’è un’anima, si saprà che cos’è una nave serafica, una coscienza moronziale, un corpo astrale. Si potrà riconoscere la natura della comunicazione telepatica coi piani, con chi è che si parla! « Da dov’è che vieni, che cosa fai »… Lo si saprà.

Con questa coscienza fondamentale rinnovata che farà parte dell’evoluzione della coscienza umana, che farà parte finalmente dell’abolizione del potere delle élite sulla coscienza dell’Uomo, si entrerà nell’età dell’Acquario, nell’età della comunicazione; e alla fine si saprà da dove veniamo, che cosa facciamo qui, dov’è che si va. Le famose domande che non hanno mai avuto risposta dall’elite in passato!

L’Uomo si darà le sue proprie risposte, perché avrà finalmente compreso che criticare assolutamente vuol dire lottare assolutamente contro la menzogna. Se l’Uomo vuole securizzarsi psicologicamente dietro le forme spirituali che sono state istituzionalizzate per imbastardire il suo Spirito, per confinarlo, per togliergli la misura di se stesso, l’Uomo comincerà a realizzare che, in fondo, non c’è autorità al di sopra di lui.

Quando l’Uomo saprà questo, che non c’è autorità al di sopra di lui, l’Uomo saprà finalmente che è un essere di luce, che è un essere integrale, che è un essere creativo, che è un essere globale, « willing » [pronto], capace, che può comunicare con scale diverse di evoluzione, sapendo che ciascuna si specializza nel suo dominio; ma sapendo anche che l’Uomo, a causa della sua funzionalità cosmica, è capace di parlare con chiunque, a qualsiasi livello, di qualunque soggetto, nella misura in cui il fondamento della comunicazione è universale, sistemico, telepatico, cosciente, individualizzato, e non retto dalle leggi dell’elitarismo involutivo.

Sui piani realmente bassi della luce, sui piani realmente bassi dell’esperienza planetaria, ci sono oggi popoli del mondo che hanno la responsabilità incosciente, ma cosmica, di condurre le masse, le grandi masse umane, nel più grande grado di liberazione, di evoluzione, di libertà, e questo grande popolo vive in America. E’ l’America, per la sua Costituzione, che porta lentamente nel mondo una luce che può essere indebolita, ma nondimeno una luce, che incontra obiezioni contro le élite delle altre nazioni.

Ma non potete respingere la luce, la luce non si spegne, la luce è un FUOCO. Si critica l’America, si criticano gli Americani perché sono potenti, perché spesso sono idioti; questo perché si guarda in modo ignorante quello che avviene nel laboratorio americano, con occhi umani ed emozioni umane, ma se si guardasse quello che avviene in America, nella coscienza dell’America, quello che significa la costituzione americana per l’evoluzione dei popoli e delle razze della Terra, per l’evoluzione delle donne della Terra, si realizzerebbe che c’è un grande rapporto, un grande avvicinamento fra l’incoscienza spirituale americana e le forze cosmiche sulla Terra nell’invisibile che lavorano per l’emancipazione dell’Uomo, a livelli molto, molto inferiori. E’ l’America che porterà la comunicazione nel mondo.

I tedeschi hanno speso sei miliardi per avere programmi americani, l’Internet, tutto questo! Da dove viene questo? Viene dall’America. Il popolo del Québec, il popolo canadese, gli Americani… Questo fa parte di un sistema che è psichicamente in anticipo sulla Terra, che è davanti a tutti i popoli, che è in anticipo rispetto a tutti i popoli.

E’ per questo che è dall’Occidente che verrà la luce, non verrà dalla Cina, la luce. Non viene dalla Russia, la luce!
Non viene, la luce, dai popoli che hanno creduto un pochino troppo all’elitarismo! L’elitarismo marxista, l’elitarismo orientale! Viene dai popoli in cui l’elitarismo è piuttosto frammentato, l’America, gli Americani, l’élite lì … I « jeans » hanno fatto più per l’evoluzione dell’umanità di tutte le dottrine ideologiche! I « jeans », le scarpe da tennis, la musica, il cinema, la danza, “collé-collé » [vicini-vicini], “funny-funny” [divertente-divertente], le cose che hanno scioccato l’élite, che hanno permesso finalmente, a un livello incosciente, ad esseri incoscienti, di cominciare a realizzare che la dominazione delle anime sta per finire.

Per cui, se portate questo su una scala più oltre, più avanzata, più vasta, più occulta, c’è un altro grande Americano, c’è un altro Uomo dell’America, ci saranno altri Uomini dell’America, ci saranno altri Americani che affronteranno l’élite, che affronteranno la menzogna, che affronteranno i dettami che hanno sempre mantenuto l’Uomo dell’involuzione all’interno di certi confini, che non gli hanno mai permesso di sapere che lui, in quanto essere, era più grande della somma di questi partiti, che infine l’Uomo è luce e che l’Uomo un giorno saprà di essere luce.
E quando l’Uomo saprà di essere luce, saprà che l’intelligenza viene da altrove, e quando l’Uomo saprà questo, che l’intelligenza viene da altrove, è perché avrà criticato in modo assoluto le condizioni, le fondamenta delle sue antiche conoscenze, l’Uomo si sarà liberato dal conosciuto. E avrà fatto finalmente fruttificare il pensiero di Krishnamurti che diceva: « Quando l’Uomo sarà libero dal conosciuto, l’Uomo comincerà ad avere una misura di sé stesso. »

Ed è solo la paura psicologica dell’ego che impedirà all’Uomo di liberarsi dal conosciuto, di liberarsi dalla memoria della razza che era necessaria durante la involuzione, perché l’ego doveva svilupparsi per la strutturazione psicologica di una società, ma che non aveva niente a che vedere, niente a che fare con l’evoluzione dell’anima, la responsabile di ogni coscienza incarnata: l’Uomo moronziale, cosciente, evoluto, individualizzato che rappresenta la fusione dello Spirito dell’anima, che sa rispondere alle domande fondamentali e che sa dare risposte che fanno parte della sua vibrazione, e non della sua paura di dispiacere.

Quando avrete uno spirito critico si dirà che voi pure siete orgogliosi! « Per chi si prende, lui, per chi si prende, lei »! Perché questi che hanno il potere non vogliono lasciarlo andare. Ho ricevuto ultimamente una lettera dalla Francia. La persona mi chiedeva se era possibile per un francese comprendere quello che si dice in Québec; ho detto: « Sì, a condizione che non vi offendiate troppo per il grado di obbrobrio che potete ricevere in Québec, quando ci si arrabbia”.

Perché… ho detto: « La cortesia francese che è utilissima nei salotti, ma che serve a insaponare gli animi, in Québec non esiste »!

Siamo talmente schifosi a livello di cortesia, bestemmiamo molto, perché siamo nauseati e « maledetti », e poi dell’ignoranza abbiamo le scatole piene. Per cui ho detto: « Non c’è gran cosa che noi in Québec possiamo dire senza offendervi, voialtri Francesi cortesi. Tuttavia, posso dirvi una cosa, in Québec c’è abbastanza fuoco da metter fuoco alle terga di chiunque ». [Applausi].

Bernard de Montreal

a cura di Fabbri Marco 


 

lunedì 5 gennaio 2026

LA COLPA

 

 


 

Il senso di colpa è probabilmente uno dei più grandi errori dell’uomo. Il senso di colpa è probabilmente la più grande trappola della mente umana. Il suo pericolo è così grande e così vasto che colpisce tutti gli uomini ad un certo punto della loro vita. Nessun uomo può dire che nella sua vita non si sia sentito colpevole.

Ci sono persone che vivono vite piene di senso di colpa. Queste vite sono così terribili e così pericolose per l’evoluzione dell’ego e lo sviluppo dell’individualità, della persona, che coloro che ne approfittano, coloro che, a causa della loro posizione sociale, moraleggiante, influenzano gli esseri di grande sensibilità. Questo senso di colpa ritarda la loro evoluzione e mette in pericolo, senza che se ne rendano conto, l’evoluzione di un intero pianeta, di un’intera civiltà, di un’intera cultura.

Il pericolo più grande del senso di colpa è che questo fenomeno agisce a catena, questo fenomeno incatena tutti gli ego che ne sono più o meno colpiti. E la ragione è che l’ego, essendo solo, non avendo comunicazione con i piani della luce, non essendo illuminato da un’intelligenza superiore alla sua, non ha un punto di riferimento per determinare se un’azione o un’altra deve essere intrapresa o non dovrebbe essere intrapresa, in relazione ad un aspetto morale di comportamento in qualsiasi esperienza.

L’ego lasciato solo a se stesso, è incapace, a meno che non sia molto forte, molto individualista – e ancora! – di prendere decisioni contrarie a certe norme stabilite nella società dalla tradizione, o dai quadri che sono in autorità e impongono meccanicamente la volontà della propria evoluzione. Il senso di colpa si basa su un fatto, un fatto fondamentale, il solo fatto che valga la pena di essere studiato veramente. E questo fatto è quello dell’isolamento psicologico, morale, filosofico dell’ego di fronte alla società. L’ego non è in grado di giudicare le sue azioni, se le sue azioni devono andare contro una normalità stabilita da secoli in una società che si comporta meccanicamente, e dove tutti gli ego devono conformarsi a un genere o a uno stile di vita.

Se l’ego è minimamente forte, se è minimamente individualista, se da parte sua vuole andare a modo suo, deve sopportare il peso della sua azione. E spesso questo peso troppo pesante lo macchierà, e la tinta che prenderà l’ego emotivo è la tinta del senso di colpa. Affinché l’ego non si senta in colpa, è costretto ad agire in relazione alle norme stabilite e non deviare troppo da queste norme. Così un’azione, anche se ritarda l’evoluzione dell’ego, deve essere commessa, portata verso gli uomini, per mantenere la pace dell’ego. E gli ego agiscono così a milioni e a miliardi, così che la coscienza sociale prevale sulla coscienza individuale, e finiamo alla fine dei secoli con sistemi politici, sistemi sociali o sistemi culturali che impongono la loro volontà all’ego, e imprigionano l’ego in un quadro che lui, da sé, non può violare.

Questa situazione è molto pericolosa, perché l’ego non oserà mai violare ciò in cui crede, nel profondo, un principio o una legge che non è realmente creativa ma è tradizionalmente accettata. L’ego, per questo motivo, cresce e perde sempre più la sua volontà. Se, per una ragione di frustrazione, agisce contro il principio stabilito, soffre, col tempo, di senso di colpa che porta ad una sempre maggiore insicurezza. E questa insicurezza lo mina perché è fondamentalmente il prodotto di un modo anormale di agire verso gli uomini.

Il senso di colpa è così pernicioso che coloro che ne soffrono, ad un alto grado, perdono alla fine ogni capacità di affrontare con forza coloro che, attorno a loro, prelevano dalla loro vita certe porzioni che non gli appartengono, ma di cui si impadroniscono perché sanno, consciamente o inconsciamente, che l’ego dovrà tendere loro la mano e non resistere alla loro richiesta.

Il senso di colpa è un errore fondamentale, che può essere aggiustato solo alla luce della grande sensibilità interiore o alla luce dell’intelligenza, della voce che parla in noi, e che molto spesso ci costringe ad agire, e a superare i limiti dei nostri timori relativi al senso di colpa che abbiamo verso gli altri.

Tutti gli ego devono rispettare gli ego… quando gli ego sono rispettabili, quando gli ego sono magnanimi, quando gli ego sono giusti o quando la loro situazione richiede un’attenzione ragionevole. Ma se un ego si sente colpevole di non agire in questo o in quel modo in relazione con un altro ego che chiede da lui un’estensione anormale del dono di sé, quest’ego deve realizzare interiormente e con forza il diritto di negare la richiesta che gli viene fatta, per distruggere il vampirismo che, molto spesso, troppo spesso, appartiene a quegli esseri che chiedono ad altri di essere serviti.

Nessun uomo ha il diritto su un altro uomo, nessuno! E ripeto, nessun uomo ha il diritto su un altro uomo: è una legge universale! Tutti gli uomini sono uguali nell’anima. Se un uomo chiede ad un altro uomo qualcosa, la sua richiesta deve essere realizzata dall’altro in virtù di ciò che può e di ciò che vuole fare con questa richiesta. La ragionevolezza è sempre d’obbligo in ogni azione perpetrata da un ego verso un altro ego. Ciò che non è più ragionevole e che viene mantenuto come richiesta deve essere totalmente messo in questione e giudicato sul posto.

Un ego che non fa questo, che non si abitua, da qualche parte nella vita, a istituire in se stesso il tribunale del proprio giudizio, solido, intelligente, verso un’azione che gli si chiede, e che si sente obbligato per debolezza, per tradizione, per legame emotivo, a rispondere e rispondere sempre a ciò che gli si chiede, si svuota e si svuota. E può continuare a svuotarsi per anni. Ci sono persone che si sono svuotate per anni con altri esseri, e hanno perso la possibilità di emancipare la propria vita, di dare gioia alla loro vita, di dare felicità alla loro vita, di crescere famiglie, di crescere figli, vivere con mariti o mogli, perché degli esseri egoisti chiedevano loro delle cose, gli tendevano la mano e speravano, e forzavano quasi, psicologicamente o moralmente, questi ego a tender loro la mano e a rispondere alla loro domanda.

Quest’ingiustizia sociale… Solo l’ego fortemente determinato e fortemente radicato in un giudizio preciso basato sul sentimento interno di avere un carattere giusto e l’equilibrio tra la ragione e l’emozione del pensiero, può agire così. Solo l’ego solido, solo l’ego vigile, solo l’ego equilibrato, solo l’ego potentemente stabilito sulla sua coscienza interna, può col tempo distruggere le sue catene e liberarsi, una volta per tutte, da richieste, che gli vengono da una parte e dall’altra della società, di esseri o di ego che hanno una grande facilità a chiedere, ma una grandissima incapacità a dare. Un ego naturalmente generoso non imporrà mai ad un altro ego delle cose, o un modo d’azione il cui rifiuto creerà in quell’ego il senso di colpa.

Ma un ego, un essere egoista, egocentrico, che non ha il senso dell’amore, che non ha il senso della dedizione reale, che non ha in sé la magnanimità, cercherà sempre di chiedere a un altro essere di tendergli la mano, perché la società, la morale, questa famosa morale l’impone. Questo ego cercherà ogni sorta di mezzi, ogni sorta di mezzi emotivi per creare nell’altro un senso di colpa. Gli dirà: « Ma, la tua povera madre… Ma, il tuo povero padre… Ma ti ho messo al mondo… ti ho dato la vita… che cosa mi fai… che cosa mi dai?…” E ogni sorta di formule così permeate da uno spirito egoista, uno spirito che non comprende la vita, uno spirito che non sa dove si trovi, nell’anima, la realtà dell’ego.

Non si tratta di essere duri, non si tratta di tagliare i legami, non si tratta di non dare la mano a coloro che spesso ci chiedono, per debolezza o per situazione, di aiutarli o di fare qualcosa per loro. Si tratta di sapere da sé se questo o quel gesto è richiesto giustamente e giudiziosamente in una data situazione. E se tale gesto non è richiesto, se tale gesto non è indicato dalla scienza interiore dell’ego, quest’ultimo dovrebbe essere abbastanza forte da dare a questo gesto una fine o un limite, per cessare il gioco di questa farsa che maschera i rapporti reali di un ego con un altro.

Quando dico che nessun essere ha un diritto su un altro, lo dico nel quadro di una coscienza molto profonda dell’importanza dell’essere in quanto individuo. I rapporti che esistono o che devono esistere tra due esseri devono essere dei rapporti di equilibrio. Se purtroppo, a causa dei valori sociali, culturali, morali e moralisti che legano due esseri, e che costringono l’uno ad imporre all’altro richieste che l’altro si sente obbligato a soddisfare, quest’ultimo perde quasi il diritto alla sua libertà personale. Diventa molto importante per quest’uomo capire una volta per tutte ch’egli è nella vita un agente libero, che è nella vita un essere che ha il diritto di dire « no ». E questo diritto di dire « no » dipende dalla sua capacità di non riflettere in modo colpevolizzante sul « no » che emette in una qualsiasi situazione.

Se avete il diritto di dire « no », dite « no », e smettetela di rimuginare sulle conseguenze emotive del « no » che avete pronunciato. Abbiate la forza di tenervi dritti in piedi, accanto al vostro « no », e smettete di colpevolizzarvi in seguito, perché emotivamente non siete perfettamente sicuri del vostro « no »! Ecco dov’è il problema.

Molti dicono « no » e dopo aver pronunciato il « no » ne soffrono. È una situazione assolutamente ridicola perché già è stato posto il « no », già la sua azione sociale è stata determinata o determinante. Se rimangono con un retrogusto nel cuore o nel pensiero, è colpa loro. E solo loro, da soli, possono uscire da questo circolo vizioso. E per uscirne, devono imparare che il senso di colpa è un’illusione di cui sono responsabili, che si impongono per debolezza.

Ogni senso di colpa è una debolezza. Ogni debolezza genera nell’essere un aggravamento della debolezza generale del suo carattere. Perché una debolezza è già un negativo in una struttura che si vorrebbe positiva.

Non potete costruire una casa con un difetto nelle fondamenta. Se c’è un difetto, ce ne sarà un altro e un altro… Così, il senso di colpa che proviene da una debolezza crea ancora il senso di colpa, che crea sempre più nell’ego una perdita di individualità che lo porta con gli anni a non poter più servirsi del suo coraggio interno, della sua forza interiore. E così dilapida i propri beni a vantaggio degli altri, elimina in sé la resistenza emotiva di cui ha bisogno per combattere fortemente gli eventi della vita, sicché questo ego si avvicina, col tempo, a un’età in cui avrebbe bisogno di questa forza per raggiungere la maturità e tuttavia non ha gli strumenti necessari perché le sue forze sono state già dilapidate. È stato per anni sconfitto sul suo proprio cammino di battaglia.

Il senso di colpa è una menzogna verso se stessi. È una menzogna che ha due teste: la testa della debolezza personale e la testa della mancanza di comprensione di se stessi. Allora, la menzogna è sempre il riflesso di ciò che si vorrebbe essere ma… ma di cui non siamo capaci. E l’altro aspetto, l’incomprensione di se stessi, riflette la mancanza di forza personale a livello psicologico. E questa mancanza di forza personale sul piano psicologico riflette ancora il fatto che per molto tempo siamo stati vampirizzati e vampirizzati da esseri a cui abbiamo dato il meglio di noi stessi, per ragioni totalmente false e illusorie.

Il senso di colpa riflette nell’uomo un’incapacità naturale di agire in modo centrico e di poter controllare, da solo, la forma che assumono le sue azioni in relazione ad un altro ego. Questa incapacità, questa impotenza riflette nell’uomo la mancanza di sapere interiore che gli causa, nella vita, una serie di sofferenze che potrebbe o avrebbe potuto facilmente evitare, se avesse saputo conoscersi un po’ di più e se avesse potuto controllare un po’ di più le sue emozioni che vanno a beneficio degli altri ma impoveriscono lui. Non c’è motivo di essere colpevoli quando non si è colpevoli.

L’ego deve imparare ad amplificare il suo senso di sicurezza personale quando deve dire « no » a una situazione o quando deve agire in un certo modo, sì da non soffrire inutilmente di senso colpa. Ma per amplificare questo senso interiore di forza, di gravità, deve sviluppare, con l’esperienza, la sua centricità, vale a dire, quando giudica che un’azione dovrebbe essere fatta o commessa in un certo modo, deve imparare a non ritornare più sulla sua azione, a non metterla più in questione. Quando avrà imparato a non mettere più in questione le sue azioni, l’ego sarà in grado di costruire in sé una forza, e questa forza diventerà col tempo più grande, così che l’uomo non potrà più soffrire dell’inquietudine psicologica e morale della sua azione e, in seguito, non potrà più soffrire di senso di colpa.

Il senso di colpa deve essere eliminato dalla coscienza, perché agisce come un acido che riduce sempre di più la forza interiore e sottomette l’uomo a delle leggi emotive che generano in lui una debolezza, un’incapacità di diventare più forte, più grande, più autonomo.

Il senso di colpa è una trappola creata dall’illusione dell’ego e fondata sull’emozione dell’ego in virtù degli atteggiamenti sociali, o dei principi sociali, che sono generalmente concordati dai membri della società, perché fanno parte di una tradizione spesso molto lunga, di una tradizione che, anch’essa, deve evolvere.

Finché soffrirete di sensi di colpa, sarete incapaci di vedere completamente chiaro nella vostra situazione personale. Sarete impotenti a determinare la giustezza del vostro carattere e il potere del vostro sapere interiore. Sarete spinti a sinistra e a destra da sentimenti che saranno in origine falsi, e di cui soffrirete fino al giorno in cui avrete compreso che il senso di colpa è un cancro, e che riduce l’uomo alla schiavitù.

L’uomo deve sapere interiormente, deve essere sicuro interiormente di ciò che fa. Se non ha questa sicurezza, questa certezza, è lì che fa capolino il senso di colpa. Più l’uomo manca di sapere interno, più manca di certezza interna – e non parlo di certezza psicologica, parlo di certezza interna, quella certezza che viene dal profondo dell’anima – più l’uomo è soggetto a mettere in discussione le sue azioni, Ed è per questo che si vede in lui il senso di colpa svilupparsi e finire col torturarlo, per fare della sua vita una mappa scritta dalle circostanze esterne e non dalla sua propria mano creativa.

Ci sono persone nella nostra società, per non parlare delle altre società, che si sono rovinate la vita, perché hanno sofferto di un senso di colpa mal riposto. E dove il senso di colpa si manifesta di più, è nei rapporti tra figli e genitori o tra genitori e figli; dove c’è un amore filiale o un amore materno, le cui azioni dell’esperienza sono sancite da modi di tradizione, che spesso non hanno più posto in una società intelligente, in una società in cui deve cominciare a stabilirsi la coscienza.

Notate che se soffrite di senso di colpa a causa di una situazione sociale, di una situazione familiare in cui i legami morali sono potenti, non è colpa delle persone che per voi sono, all’origine, gli elementi costitutivi di questo senso di colpa, ma è a causa della vostra ignoranza che soffrite di senso di colpa. È la vostra ignoranza che porta alla vostra propria impotenza. Non potete incolpare la società, non potete incolpare le condizioni esterne della società. La società è un fatto, ed è ciò che è. Ma se vi chiedono delle cose e voi accettate di fare queste cose perché, se non le fate, vi sentite colpevoli, a quel punto voi stessi siete responsabili di voi stessi, di fronte a voi stessi. E se, poiché non avete la forza, soffrite di sensi di colpa, allora la colpa non è della società, ma ben vostra.

Quando avrete compreso, quando avrete sofferto abbastanza del senso di colpa, quando avrete sofferto abbastanza per aver agito in un modo quando avreste dovuto agire in un altro, comincerete gradualmente a comprendere e a rafforzarvi, così che un giorno potrete agire in modo molto chiaro e netto, sempre in una situazione di equilibrio, sempre rispettando il diritto degli altri, il diritto reale degli altri, che non è il diritto falsato da una moralità che molto spesso, in questi individui, si fonda su principi che li rendono dei vampiri, che li rendono persone che non sanno che chiedere e che si servono dei legami filiali o genitoriali per accentuare, nell’ego vittima, dei sensi di colpa di cui si servono per raggiungere il loro fine.

Sta a voi sapere, sta a voi decidere l’orientamento, la direzione delle vostre azioni. Sta a voi prendere in mano la vostra vita. Ciò che gli altri vi impongono per la natura stessa dei fatti della vita, per la loro stessa ignoranza, non è un vostro problema. Se le persone sono deboli, fa parte della loro esperienza. Ma non è perché le persone sono deboli che anche voi dovete essere deboli.

Il senso di colpa fa parte del male. Il senso di colpa è un male e un male molto grande, perché impedisce all’uomo di raggiungere il centro di se stesso. E il male sa che quando l’uomo raggiunge il centro di se stesso non ha più potere su di lui. Il male si serve del senso di colpa per perpetuare nella società forme cancerose che si propagano per secoli, per generazioni, e gli permettono di ostacolare costantemente l’evoluzione dell’uomo, gli permettono di impedire che l’uomo diventi centrico, cioè che fondi la sua vita sui suoi sentimenti interiori basati sulle forze dell’anima.

Perciò, quando l’uomo ha contatto con delle intelligenze di alta natura, e ascolta ciò che queste intelligenze possono consigliargli riguardo alle sue azioni, si sottomette automaticamente a una legge vibratoria che gli permette di generare, sul piano materiale, nella sua vita fisica, azioni che non sono colorate dall’emozione, perché queste intelligenze comunicano con l’uomo sul piano mentale. E da queste comunicazioni, l’uomo riceve l’istruzione reale circa le proporzioni normali delle sue azioni nella vita di ogni giorno.

Se l’uomo ha contatto con queste intelligenze, con questa voce interiore che è vicino a lui e cerca di aiutarlo, allora può cominciare a sviluppare la certezza di cui ha bisogno nelle azioni, perché ciò che riceve come segnale dall’alto non è coinvolto nell’emozione umana. Così questo segnale può aiutare l’uomo, se lo segue, a correggere errori che ha commesso per anni, e a sviluppare poco a poco un centro di forza, fino al giorno in cui, essendo questo centro potente, sviluppato, l’uomo possa, con tutta certezza, agire in ogni situazione senza poter minimamente soffrire di ogni sfumatura di senso di colpa. Da quel momento è libero, agisce precisamente, non guarda mai più indietro, va dritto, e la sua vita diventa sempre più un rapido movimento di esperienze che lo arricchiscono e fanno della sua vita qualcosa di particolare, qualcosa di molto personale.
Occupatevi di vivere bene la vostra vita, di viverla secondo le leggi dello spirito, e non secondo le leggi falsate dall’involuzione dello spirito. E a quel punto sarete felici e gli altri, accanto a voi, avranno nella loro giusta misura.

 

Bernard de Montreal