mercoledì 8 febbraio 2012

LA NATURA DELL'ESSERE

Paradossi


Nell'apparente insolvibile Mare Magnum della nostra incoscienza, non possiamo fare a meno di notare quanto la nostra forma comunicativa sia particolarmente menomata. Una delle ragioni di questo mancato appuntamento con l'empatia è dovuto in gran parte al nostro modo separato di intenderci con tutto, all'indefessa attitudine di prendersi comunque terribilmente sul serio, nel vedere sè stessi come un plus-valore indispensabile alla vita in generale! Ma cos'è in realtà che mantiene in noi questo miraggio ingiustificato? 
Vi sarà certamente capitato di fraintendere durante un discorso tra amici, conoscenti o, semplicemente, con una persona cara.. quello che la persona voleva comunicarvi.!. Oppure quante volte voi stessi pensavate di spiegare in modo chiaro e preparato un concetto e... la persona che vi sta di fronte, non solo non ha capito il succo del discorso, ma ha proseguito la vostra congettura costruendo una sua strada, senza troppo farsi intimidire!
La parola stessa assume in questi casi un valore esagerato (sempre nella sua forma interpretativa), soggetta appunto a diversi stati influenzanti del nostro corpo; per quanto possa sembrare assurdo, una stessa locuzione può disporsi in modo alquanto imbarazzante nel contesto cognitivo, se non addirittura venir interpretata con significato opposto! Oggi prenderemo in esame una parola particolarmente equivoca e, per l'appunto, fraintendibile in più di un'occasione: il termine scelto non è preso a caso, ma costituisce un esempio ottimale su quanto un sostantivo possa subire così tante e ambivalenti significati.! 
Senza entrare troppo nello specifico del perchè questo accada, manteniamo comunque vigile la nostra attenzione sul potenziale significato di certi contesti grammaticali: ciò nonostante non dimentichiamoci che prima della grammatica viene la forma-pensiero e la sua innata collusione con le parti meno evolute del nostro Essere! Con lo scritto che segue non si vuole far altro che dimostrare quanto un termine sia collegabile ad uno stato di coscienza e che, il termine stesso, se analizzato sotto un contesto differente (più universale) assuma o possa assumere ben altri connotati! 
Buona lettura quindi..

A cura di Fabbri Marco






Parte I

[...] L'identificazione è una caratteristica talmente comune, che nell'intento di osservare se stessi, è difficile separarla da altre cose. L'uomo è sempre in stato di identificazione, ciò che cambia è solo l'oggetto della sua identificazione.
L'uomo si identifica con un piccolo problema che trova sul suo cammino e dimentica completamente i grandi scopi che si proponeva all'inizio del suo lavoro. Si identifica con un pensiero e dimentica tutti gli altri. Si indentifica con una emozione, con un umore, e dimentica gli altri suoi sentimenti più profondi. Lavorando su di sè, le persone si identificano talmente con scopi isolati da perdere di vista l'insieme. I pochi alberi più vicini finiscono per rappresentare, per loro, tutta la foresta. L'identificazione è il nostro nemico più terribile, perchè penetra ovunque e ci inganna proprio nel momento in cui crediamo di lottare contro di essa. Se ci è tanto difficile liberarci dalla identificazione, è perchè ci identifichiamo più facilmente con le cose a cui siamo maggiormente interessati. Per liberarsi dall'identificazione, l'uomo deve stare costantemente in guardia ed essere inflessibile verso sè stesso: non deve aver paura di smascherare tutte le sue forme più sottili e nascoste.
E' indispensabile vedere, studiare l'identificazione, al fine di scoprire in noi stessi le radici più profonde. Ma la difficoltà della lotta contro l'identificazione è accresciuta ulteriormente dal fatto che, quando le persone la riconoscono, la considerano una qualità eccellente e le attribuiscono nomi quali 'entusiasmo', 'zelo', 'passione', 'spontaneità', 'ispirazione', ecc. Ritengono che non si possa fare realmente un buon lavoro, in qualsiasi campo, se non in stato di identificazione. In realtà, è un'illusione. In tale stato l'uomo non può fare nulla di sensato. [...]
L'identificazione è l'ostacolo principale al ricordarsi di sè. Un uomo che si identifica è incapace di ricordarsi di sè stesso. Per potersi ricordare di sè, occorre per prima cosa non identificarsi. Ma per imparare a non identificarsi, l'uomo deve innanzi tutto non identificarsi con sè stesso,  non chiamare sè stesso 'io' sempre e in tutte le occasioni. Egli deve ricordarsi che in lui sono due, che c'è lui stesso, cioè 'Io' in lui, e un altro, con il quale deve lottare e che deve vincere se desidera raggiungere qualcosa. Fin quando un uomo si identifica o è suscettibile di identificarsi, è schiavo di tutto ciò che può accadergli. La libertà significa innanzitutto: liberarsi dall'identificazione.[...]

Fine della prima parte... Continua

Tratto da Frammenti di un insegnamento sconosciuto.. 
P.D. Ouspensky






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