lunedì 5 gennaio 2026

LA COLPA

 

 


 

Il senso di colpa è probabilmente uno dei più grandi errori dell’uomo. Il senso di colpa è probabilmente la più grande trappola della mente umana. Il suo pericolo è così grande e così vasto che colpisce tutti gli uomini ad un certo punto della loro vita. Nessun uomo può dire che nella sua vita non si sia sentito colpevole.

Ci sono persone che vivono vite piene di senso di colpa. Queste vite sono così terribili e così pericolose per l’evoluzione dell’ego e lo sviluppo dell’individualità, della persona, che coloro che ne approfittano, coloro che, a causa della loro posizione sociale, moraleggiante, influenzano gli esseri di grande sensibilità. Questo senso di colpa ritarda la loro evoluzione e mette in pericolo, senza che se ne rendano conto, l’evoluzione di un intero pianeta, di un’intera civiltà, di un’intera cultura.

Il pericolo più grande del senso di colpa è che questo fenomeno agisce a catena, questo fenomeno incatena tutti gli ego che ne sono più o meno colpiti. E la ragione è che l’ego, essendo solo, non avendo comunicazione con i piani della luce, non essendo illuminato da un’intelligenza superiore alla sua, non ha un punto di riferimento per determinare se un’azione o un’altra deve essere intrapresa o non dovrebbe essere intrapresa, in relazione ad un aspetto morale di comportamento in qualsiasi esperienza.

L’ego lasciato solo a se stesso, è incapace, a meno che non sia molto forte, molto individualista – e ancora! – di prendere decisioni contrarie a certe norme stabilite nella società dalla tradizione, o dai quadri che sono in autorità e impongono meccanicamente la volontà della propria evoluzione. Il senso di colpa si basa su un fatto, un fatto fondamentale, il solo fatto che valga la pena di essere studiato veramente. E questo fatto è quello dell’isolamento psicologico, morale, filosofico dell’ego di fronte alla società. L’ego non è in grado di giudicare le sue azioni, se le sue azioni devono andare contro una normalità stabilita da secoli in una società che si comporta meccanicamente, e dove tutti gli ego devono conformarsi a un genere o a uno stile di vita.

Se l’ego è minimamente forte, se è minimamente individualista, se da parte sua vuole andare a modo suo, deve sopportare il peso della sua azione. E spesso questo peso troppo pesante lo macchierà, e la tinta che prenderà l’ego emotivo è la tinta del senso di colpa. Affinché l’ego non si senta in colpa, è costretto ad agire in relazione alle norme stabilite e non deviare troppo da queste norme. Così un’azione, anche se ritarda l’evoluzione dell’ego, deve essere commessa, portata verso gli uomini, per mantenere la pace dell’ego. E gli ego agiscono così a milioni e a miliardi, così che la coscienza sociale prevale sulla coscienza individuale, e finiamo alla fine dei secoli con sistemi politici, sistemi sociali o sistemi culturali che impongono la loro volontà all’ego, e imprigionano l’ego in un quadro che lui, da sé, non può violare.

Questa situazione è molto pericolosa, perché l’ego non oserà mai violare ciò in cui crede, nel profondo, un principio o una legge che non è realmente creativa ma è tradizionalmente accettata. L’ego, per questo motivo, cresce e perde sempre più la sua volontà. Se, per una ragione di frustrazione, agisce contro il principio stabilito, soffre, col tempo, di senso di colpa che porta ad una sempre maggiore insicurezza. E questa insicurezza lo mina perché è fondamentalmente il prodotto di un modo anormale di agire verso gli uomini.

Il senso di colpa è così pernicioso che coloro che ne soffrono, ad un alto grado, perdono alla fine ogni capacità di affrontare con forza coloro che, attorno a loro, prelevano dalla loro vita certe porzioni che non gli appartengono, ma di cui si impadroniscono perché sanno, consciamente o inconsciamente, che l’ego dovrà tendere loro la mano e non resistere alla loro richiesta.

Il senso di colpa è un errore fondamentale, che può essere aggiustato solo alla luce della grande sensibilità interiore o alla luce dell’intelligenza, della voce che parla in noi, e che molto spesso ci costringe ad agire, e a superare i limiti dei nostri timori relativi al senso di colpa che abbiamo verso gli altri.

Tutti gli ego devono rispettare gli ego… quando gli ego sono rispettabili, quando gli ego sono magnanimi, quando gli ego sono giusti o quando la loro situazione richiede un’attenzione ragionevole. Ma se un ego si sente colpevole di non agire in questo o in quel modo in relazione con un altro ego che chiede da lui un’estensione anormale del dono di sé, quest’ego deve realizzare interiormente e con forza il diritto di negare la richiesta che gli viene fatta, per distruggere il vampirismo che, molto spesso, troppo spesso, appartiene a quegli esseri che chiedono ad altri di essere serviti.

Nessun uomo ha il diritto su un altro uomo, nessuno! E ripeto, nessun uomo ha il diritto su un altro uomo: è una legge universale! Tutti gli uomini sono uguali nell’anima. Se un uomo chiede ad un altro uomo qualcosa, la sua richiesta deve essere realizzata dall’altro in virtù di ciò che può e di ciò che vuole fare con questa richiesta. La ragionevolezza è sempre d’obbligo in ogni azione perpetrata da un ego verso un altro ego. Ciò che non è più ragionevole e che viene mantenuto come richiesta deve essere totalmente messo in questione e giudicato sul posto.

Un ego che non fa questo, che non si abitua, da qualche parte nella vita, a istituire in se stesso il tribunale del proprio giudizio, solido, intelligente, verso un’azione che gli si chiede, e che si sente obbligato per debolezza, per tradizione, per legame emotivo, a rispondere e rispondere sempre a ciò che gli si chiede, si svuota e si svuota. E può continuare a svuotarsi per anni. Ci sono persone che si sono svuotate per anni con altri esseri, e hanno perso la possibilità di emancipare la propria vita, di dare gioia alla loro vita, di dare felicità alla loro vita, di crescere famiglie, di crescere figli, vivere con mariti o mogli, perché degli esseri egoisti chiedevano loro delle cose, gli tendevano la mano e speravano, e forzavano quasi, psicologicamente o moralmente, questi ego a tender loro la mano e a rispondere alla loro domanda.

Quest’ingiustizia sociale… Solo l’ego fortemente determinato e fortemente radicato in un giudizio preciso basato sul sentimento interno di avere un carattere giusto e l’equilibrio tra la ragione e l’emozione del pensiero, può agire così. Solo l’ego solido, solo l’ego vigile, solo l’ego equilibrato, solo l’ego potentemente stabilito sulla sua coscienza interna, può col tempo distruggere le sue catene e liberarsi, una volta per tutte, da richieste, che gli vengono da una parte e dall’altra della società, di esseri o di ego che hanno una grande facilità a chiedere, ma una grandissima incapacità a dare. Un ego naturalmente generoso non imporrà mai ad un altro ego delle cose, o un modo d’azione il cui rifiuto creerà in quell’ego il senso di colpa.

Ma un ego, un essere egoista, egocentrico, che non ha il senso dell’amore, che non ha il senso della dedizione reale, che non ha in sé la magnanimità, cercherà sempre di chiedere a un altro essere di tendergli la mano, perché la società, la morale, questa famosa morale l’impone. Questo ego cercherà ogni sorta di mezzi, ogni sorta di mezzi emotivi per creare nell’altro un senso di colpa. Gli dirà: « Ma, la tua povera madre… Ma, il tuo povero padre… Ma ti ho messo al mondo… ti ho dato la vita… che cosa mi fai… che cosa mi dai?…” E ogni sorta di formule così permeate da uno spirito egoista, uno spirito che non comprende la vita, uno spirito che non sa dove si trovi, nell’anima, la realtà dell’ego.

Non si tratta di essere duri, non si tratta di tagliare i legami, non si tratta di non dare la mano a coloro che spesso ci chiedono, per debolezza o per situazione, di aiutarli o di fare qualcosa per loro. Si tratta di sapere da sé se questo o quel gesto è richiesto giustamente e giudiziosamente in una data situazione. E se tale gesto non è richiesto, se tale gesto non è indicato dalla scienza interiore dell’ego, quest’ultimo dovrebbe essere abbastanza forte da dare a questo gesto una fine o un limite, per cessare il gioco di questa farsa che maschera i rapporti reali di un ego con un altro.

Quando dico che nessun essere ha un diritto su un altro, lo dico nel quadro di una coscienza molto profonda dell’importanza dell’essere in quanto individuo. I rapporti che esistono o che devono esistere tra due esseri devono essere dei rapporti di equilibrio. Se purtroppo, a causa dei valori sociali, culturali, morali e moralisti che legano due esseri, e che costringono l’uno ad imporre all’altro richieste che l’altro si sente obbligato a soddisfare, quest’ultimo perde quasi il diritto alla sua libertà personale. Diventa molto importante per quest’uomo capire una volta per tutte ch’egli è nella vita un agente libero, che è nella vita un essere che ha il diritto di dire « no ». E questo diritto di dire « no » dipende dalla sua capacità di non riflettere in modo colpevolizzante sul « no » che emette in una qualsiasi situazione.

Se avete il diritto di dire « no », dite « no », e smettetela di rimuginare sulle conseguenze emotive del « no » che avete pronunciato. Abbiate la forza di tenervi dritti in piedi, accanto al vostro « no », e smettete di colpevolizzarvi in seguito, perché emotivamente non siete perfettamente sicuri del vostro « no »! Ecco dov’è il problema.

Molti dicono « no » e dopo aver pronunciato il « no » ne soffrono. È una situazione assolutamente ridicola perché già è stato posto il « no », già la sua azione sociale è stata determinata o determinante. Se rimangono con un retrogusto nel cuore o nel pensiero, è colpa loro. E solo loro, da soli, possono uscire da questo circolo vizioso. E per uscirne, devono imparare che il senso di colpa è un’illusione di cui sono responsabili, che si impongono per debolezza.

Ogni senso di colpa è una debolezza. Ogni debolezza genera nell’essere un aggravamento della debolezza generale del suo carattere. Perché una debolezza è già un negativo in una struttura che si vorrebbe positiva.

Non potete costruire una casa con un difetto nelle fondamenta. Se c’è un difetto, ce ne sarà un altro e un altro… Così, il senso di colpa che proviene da una debolezza crea ancora il senso di colpa, che crea sempre più nell’ego una perdita di individualità che lo porta con gli anni a non poter più servirsi del suo coraggio interno, della sua forza interiore. E così dilapida i propri beni a vantaggio degli altri, elimina in sé la resistenza emotiva di cui ha bisogno per combattere fortemente gli eventi della vita, sicché questo ego si avvicina, col tempo, a un’età in cui avrebbe bisogno di questa forza per raggiungere la maturità e tuttavia non ha gli strumenti necessari perché le sue forze sono state già dilapidate. È stato per anni sconfitto sul suo proprio cammino di battaglia.

Il senso di colpa è una menzogna verso se stessi. È una menzogna che ha due teste: la testa della debolezza personale e la testa della mancanza di comprensione di se stessi. Allora, la menzogna è sempre il riflesso di ciò che si vorrebbe essere ma… ma di cui non siamo capaci. E l’altro aspetto, l’incomprensione di se stessi, riflette la mancanza di forza personale a livello psicologico. E questa mancanza di forza personale sul piano psicologico riflette ancora il fatto che per molto tempo siamo stati vampirizzati e vampirizzati da esseri a cui abbiamo dato il meglio di noi stessi, per ragioni totalmente false e illusorie.

Il senso di colpa riflette nell’uomo un’incapacità naturale di agire in modo centrico e di poter controllare, da solo, la forma che assumono le sue azioni in relazione ad un altro ego. Questa incapacità, questa impotenza riflette nell’uomo la mancanza di sapere interiore che gli causa, nella vita, una serie di sofferenze che potrebbe o avrebbe potuto facilmente evitare, se avesse saputo conoscersi un po’ di più e se avesse potuto controllare un po’ di più le sue emozioni che vanno a beneficio degli altri ma impoveriscono lui. Non c’è motivo di essere colpevoli quando non si è colpevoli.

L’ego deve imparare ad amplificare il suo senso di sicurezza personale quando deve dire « no » a una situazione o quando deve agire in un certo modo, sì da non soffrire inutilmente di senso colpa. Ma per amplificare questo senso interiore di forza, di gravità, deve sviluppare, con l’esperienza, la sua centricità, vale a dire, quando giudica che un’azione dovrebbe essere fatta o commessa in un certo modo, deve imparare a non ritornare più sulla sua azione, a non metterla più in questione. Quando avrà imparato a non mettere più in questione le sue azioni, l’ego sarà in grado di costruire in sé una forza, e questa forza diventerà col tempo più grande, così che l’uomo non potrà più soffrire dell’inquietudine psicologica e morale della sua azione e, in seguito, non potrà più soffrire di senso di colpa.

Il senso di colpa deve essere eliminato dalla coscienza, perché agisce come un acido che riduce sempre di più la forza interiore e sottomette l’uomo a delle leggi emotive che generano in lui una debolezza, un’incapacità di diventare più forte, più grande, più autonomo.

Il senso di colpa è una trappola creata dall’illusione dell’ego e fondata sull’emozione dell’ego in virtù degli atteggiamenti sociali, o dei principi sociali, che sono generalmente concordati dai membri della società, perché fanno parte di una tradizione spesso molto lunga, di una tradizione che, anch’essa, deve evolvere.

Finché soffrirete di sensi di colpa, sarete incapaci di vedere completamente chiaro nella vostra situazione personale. Sarete impotenti a determinare la giustezza del vostro carattere e il potere del vostro sapere interiore. Sarete spinti a sinistra e a destra da sentimenti che saranno in origine falsi, e di cui soffrirete fino al giorno in cui avrete compreso che il senso di colpa è un cancro, e che riduce l’uomo alla schiavitù.

L’uomo deve sapere interiormente, deve essere sicuro interiormente di ciò che fa. Se non ha questa sicurezza, questa certezza, è lì che fa capolino il senso di colpa. Più l’uomo manca di sapere interno, più manca di certezza interna – e non parlo di certezza psicologica, parlo di certezza interna, quella certezza che viene dal profondo dell’anima – più l’uomo è soggetto a mettere in discussione le sue azioni, Ed è per questo che si vede in lui il senso di colpa svilupparsi e finire col torturarlo, per fare della sua vita una mappa scritta dalle circostanze esterne e non dalla sua propria mano creativa.

Ci sono persone nella nostra società, per non parlare delle altre società, che si sono rovinate la vita, perché hanno sofferto di un senso di colpa mal riposto. E dove il senso di colpa si manifesta di più, è nei rapporti tra figli e genitori o tra genitori e figli; dove c’è un amore filiale o un amore materno, le cui azioni dell’esperienza sono sancite da modi di tradizione, che spesso non hanno più posto in una società intelligente, in una società in cui deve cominciare a stabilirsi la coscienza.

Notate che se soffrite di senso di colpa a causa di una situazione sociale, di una situazione familiare in cui i legami morali sono potenti, non è colpa delle persone che per voi sono, all’origine, gli elementi costitutivi di questo senso di colpa, ma è a causa della vostra ignoranza che soffrite di senso di colpa. È la vostra ignoranza che porta alla vostra propria impotenza. Non potete incolpare la società, non potete incolpare le condizioni esterne della società. La società è un fatto, ed è ciò che è. Ma se vi chiedono delle cose e voi accettate di fare queste cose perché, se non le fate, vi sentite colpevoli, a quel punto voi stessi siete responsabili di voi stessi, di fronte a voi stessi. E se, poiché non avete la forza, soffrite di sensi di colpa, allora la colpa non è della società, ma ben vostra.

Quando avrete compreso, quando avrete sofferto abbastanza del senso di colpa, quando avrete sofferto abbastanza per aver agito in un modo quando avreste dovuto agire in un altro, comincerete gradualmente a comprendere e a rafforzarvi, così che un giorno potrete agire in modo molto chiaro e netto, sempre in una situazione di equilibrio, sempre rispettando il diritto degli altri, il diritto reale degli altri, che non è il diritto falsato da una moralità che molto spesso, in questi individui, si fonda su principi che li rendono dei vampiri, che li rendono persone che non sanno che chiedere e che si servono dei legami filiali o genitoriali per accentuare, nell’ego vittima, dei sensi di colpa di cui si servono per raggiungere il loro fine.

Sta a voi sapere, sta a voi decidere l’orientamento, la direzione delle vostre azioni. Sta a voi prendere in mano la vostra vita. Ciò che gli altri vi impongono per la natura stessa dei fatti della vita, per la loro stessa ignoranza, non è un vostro problema. Se le persone sono deboli, fa parte della loro esperienza. Ma non è perché le persone sono deboli che anche voi dovete essere deboli.

Il senso di colpa fa parte del male. Il senso di colpa è un male e un male molto grande, perché impedisce all’uomo di raggiungere il centro di se stesso. E il male sa che quando l’uomo raggiunge il centro di se stesso non ha più potere su di lui. Il male si serve del senso di colpa per perpetuare nella società forme cancerose che si propagano per secoli, per generazioni, e gli permettono di ostacolare costantemente l’evoluzione dell’uomo, gli permettono di impedire che l’uomo diventi centrico, cioè che fondi la sua vita sui suoi sentimenti interiori basati sulle forze dell’anima.

Perciò, quando l’uomo ha contatto con delle intelligenze di alta natura, e ascolta ciò che queste intelligenze possono consigliargli riguardo alle sue azioni, si sottomette automaticamente a una legge vibratoria che gli permette di generare, sul piano materiale, nella sua vita fisica, azioni che non sono colorate dall’emozione, perché queste intelligenze comunicano con l’uomo sul piano mentale. E da queste comunicazioni, l’uomo riceve l’istruzione reale circa le proporzioni normali delle sue azioni nella vita di ogni giorno.

Se l’uomo ha contatto con queste intelligenze, con questa voce interiore che è vicino a lui e cerca di aiutarlo, allora può cominciare a sviluppare la certezza di cui ha bisogno nelle azioni, perché ciò che riceve come segnale dall’alto non è coinvolto nell’emozione umana. Così questo segnale può aiutare l’uomo, se lo segue, a correggere errori che ha commesso per anni, e a sviluppare poco a poco un centro di forza, fino al giorno in cui, essendo questo centro potente, sviluppato, l’uomo possa, con tutta certezza, agire in ogni situazione senza poter minimamente soffrire di ogni sfumatura di senso di colpa. Da quel momento è libero, agisce precisamente, non guarda mai più indietro, va dritto, e la sua vita diventa sempre più un rapido movimento di esperienze che lo arricchiscono e fanno della sua vita qualcosa di particolare, qualcosa di molto personale.
Occupatevi di vivere bene la vostra vita, di viverla secondo le leggi dello spirito, e non secondo le leggi falsate dall’involuzione dello spirito. E a quel punto sarete felici e gli altri, accanto a voi, avranno nella loro giusta misura.

 

Bernard de Montreal 

 

lunedì 29 dicembre 2025

La Quarta Via


Analisi approfondita sul concetto di Illusione e della relativa corrispondenza con la Materia; cosa viene prima? L'aspetto immaginativo crea la Realtà che ci circonda.?

 

 [...] Domanda: Non è possibile comprendere il sistema fino a quando non si raggiunge il livello in cui esso è stato originato? 

Risposta: La comprensione è relativa. Possiamo capire molte cose al nostro livello e solo allora possiamo andare avanti. Non possiamo saltare. Certamente con l'aiuto di questo sistema possiamo capire meglio qualcosa su noi stessi e sulla vita rispetto a qualsiasi altro sistema che io conosca. Se possiamo dire di averne ricavato ciò che non potevamo ottenere in nessun altro modo, allora dobbiamo continuare a studiarlo. Dobbiamo avere una valutazione. Dopo poco tempo uno può dire. [...]
Per esempio prendiamo il 'sonno' nel Nuovo Testamento. La gente non ci fa caso, eppure se ne parla continuamente, si dice sempre che le persone sono addormentate ma possono svegliarsi, anche se non potranno farlo senza sforzi. Il sistema spiega non solo se stesso, ma anche ciò che è vero in altri sistemi. Chiarisce che se le persone vogliono capirsi, la comprensione è possibile solo tra chi è sveglio. Nella vita ordinaria tutto è un groviglio senza speranza; le persone non sono destinate a capirsi nella vita ordinaria. Se fosse così, sarebbero state create in modo diverso. L'uomo deve completare se stesso con in propri sforzi. Possiamo rendercene conto se comprendiamo la natura della volontà e della consapevolezza. La capacità di comprendere è collegata a questo. Se le persone iniziano a lavorare con l'obiettivo di acquisire consapevolezza e volontà, cominceranno a capirsi. Nella vita, pur con le migliori intenzioni, si commettono solo errori. Le persone sono macchine, non sono fatte per capirsi.
Domanda: E' possibile afferrare il motivo di questa confusione? Qual è lo scopo di essere fatti così?
Risposta: Per vedere il pericolo e provare a iniziare a capire la nostra situazione. Le persone non si sono mai capite, ma nel tempo attuale la vita sta diventando sempre più complicata e pericolosa. Allo stesso tempo, così come sono, le persone servono agli scopi della Luna e della Terra. Ma di questo parleremo più avanti. E' un errore pensare che la nostra epoca sia come tutte le altre. Ora ci sono difficoltà e strutture eccezionali.
Domanda: Le difficoltà sono destinate ad aumentare col tempo?
Risposta: Sì, ma non oltre un certo limite, perché allora diventa impossibile. E' importante rendersi conto, non in teoria, ma guardando i fatti, che le persone non si capiscono tra loro e che la situazione sta diventando sempre più complicata. Se la gente ha le mitragliatrici, è più pericoloso. E mi riferisco alle mitragliatrici in molti sensi, quindi ogni incomprensione diventa più profonda e complicata.
Domanda: Qual è la fine?
Risposta: Non possiamo dirlo, sarebbe una predizione del futuro. Di certo non possiamo aspettarci nulla di buono da questo.
Vedete, tutte le nostre visioni ordinarie delle cose non sono buone, non portano da nessuna parte. E' necessario pensare in modo diverso e questo significa vedere cose che oggi non vediamo e non vedere cose che vediamo ora. E quest'ultimo aspetto è forse il più difficile, perché siamo abituati a vedere certe cose: è un grande sacrificio non vedere le cose che siamo abituati a vedere. Siamo soliti pensare di vivere in un mondo più o meno confortevole. Certamente esistono cose spiacevoli, come le guerre e le rivoluzioni, ma nel complesso si tratta di un mondo confortevole e basato sul bene. E' molto difficile sbarazzarsi di quest'idea di un mondo basato sul bene e poi dobbiamo capire che non vediamo le cose nel loro complesso. Come nell'allegoria della caverna di Platone, ne scorgiamo solo i riflessi, dunque ciò che vediamo è privo di realtà. Dobbiamo renderci conto di quanto spesso siamo governati e controllati non dalle cose in sé, ma dalle nostre idee, visioni e immagini delle cose. Questo è l'aspetto più interessante. Provate a pensarci.
 
 
Tratto da: La Quarta Via -  Pëtr Dem'janovič Uspenskij
 
a cura di Fabbri Marco 


 

 

 

 

 

martedì 25 novembre 2025

Mentale individualizzato.. o astrale indotto?..


 L'uomo cosciente deve pagare un certo prezzo per lo sviluppo di una coscienza mentale individualizzata. Deve pagare il prezzo dell'opinione, deve pagare il prezzo che coincide con il sostegno che gli dà sperimentalmente la coscienza sociale, in relazione al suo modo di pensare. Quindi la mente individualizzata dell'uomo nuovo potrà sempre meno definirsi in funzione di ciò che è al di fuori di sé. Nel corso della sua evoluzione, dovrà necessariamente adeguarsi sempre più alla coordinazione vibrazionale della sua intelligenza creativa, al di sopra e al di là delle condizioni psico-emotive che gli impone una società all'interno della quale è costretto, o all'interno della quale è stato costretto, a vivere e a sopportare un qualsiasi sistema di pensiero.
L'uomo, sia che cresca, sia che rimanga piccolo! Se cresce, deve smettere di essere piccolo, quindi deve smettere di essere all'altezza di ciò che lo rende piccolo. E questo è tutto ciò che lo riempie in una coscienza soggettiva, qualunque sia l'apparenza della verità di certe forme, di certi valori, che vogliono soggiogarlo per mantenerlo ancora più a lungo in una qualche forma di ignoranza. Non c'è posto nella vita per il passato, quindi non c'è posto nella nuova coscienza umana creativa dell'Uomo mentalmente individualizzato per la mente collettiva che è stata utile in passato, perché l'Uomo non poteva sapere da solo e doveva pensare con i pensieri degli altri.
Non c'è posto nella vita dell'Uomo nuovo per lo sguardo rivolto al passato, c'è semplicemente spazio per chi osa superare le condizioni psicologiche di un tempo, o meglio di un tempo, per entrare nelle nuove condizioni di vita che fanno parte di un altro tempo, che l'Uomo scoprirà man mano che sarà sempre più vicino a se stesso, sempre più capace di salire nell'esperienza della propria coscienza per scoprirne l'infinità creativa e la potente intelligenza.
Quindi la mente individualizzata non è facile da vivere, non è facile da sviluppare. L'Uomo sarà costretto, costantemente, a vedere che le sue azioni di oggi sono improntate alla paura, che le sue azioni riflettono la paura, che le sue azioni gli impediscono di andare oltre nella definizione della sua realtà.
L'uomo può mentire all'uomo, ma non può mentire a se stesso. Ed è proprio il fatto che l'uomo non può mentire a se stesso all'infinito che un giorno lo costringerà a rendersi conto che se vuole raggiungere una coscienza superiore e abbracciare l'espressione di questa coscienza in una vita planetaria, deve essere abbastanza forte e solido da sopportare il peso di questa coscienza, la solitudine di questa mente individualizzata e affrontare la vita che gli è stata lasciata in eredità da un passato ormai morto, ma che è servito a creare sulla Terra condizioni di vita sempre più eque, ma anche condizioni di vita sempre meno consapevoli.
La mente individualizzata dell'Uomo nuovo rappresenta la distinzione tra la nuova e la vecchia razza. Rappresenta la definizione di ciò che gli Uomini, in passato, hanno sempre cercato di conoscere e hanno sempre creduto impossibile, cioè la definizione di ciò che sulla Terra può essere chiamato felicità, cioè l'equilibrio in tutti i centri dell'Uomo, su tutti i piani dell'Uomo.
Finché l'uomo non possiede una mente individualizzata, non può essere equilibrato nei suoi centri, quindi non può essere felice, perché la sua coscienza è costantemente tormentata da eventi e condizioni che influenzano mentalmente o emotivamente la sua coscienza e che hanno naturalmente, come effetto secondario, influenze negative sul suo comportamento biologico, da cui deriva la malattia. Il velo tra salute e malattia è estremamente sottile. E questo velo non dipende semplicemente dagli aspetti fisici dell'uomo. Questo velo dipende dalle condizioni mentali ed emotive dell'uomo, e in misura molto più avanzata di quanto la scienza odierna vorrebbe credere.
La mente individualizzata dell'uomo lo protegge dallo squilibrio delle vibrazioni delle energie nei suoi centri. La mente individualizzata dell'uomo rappresenta per lui un punto di appoggio nel mondo dell'invisibile, un punto di appoggio che gli permette, sul piano materiale, di mantenere in equilibrio le forze vitali che sono molto instabili e che cambiano facilmente con l'umore dell'uomo o l'umore della vita che lo circonda.
Quindi, affinché l'uomo progredisca nella vita, affinché un giorno riesca a vivere una vita sul piano materiale che coincida con un benessere reale, deve conoscere la mente che non fonda la sua realtà sull'esterno, ma fonda la sua realtà sulla propria realtà multidimensionale.  Dal momento in cui l'uomo ne prende coscienza, il suo stato mentale si stabilizza, il suo stato emotivo si stabilizza e il suo stato fisico si stabilizza. Ma per raggiungere questa stabilità, è necessario che egli tagli, gradualmente e senza sosta, i fili invisibili della schiavitù alle condizioni esterne della vita. Deve imparare gradualmente a fidarsi della vita che è in lui, e non semplicemente a fidarsi degli eventi che fanno parte della vita esterna, che fanno parte della vita della sua società e che non corrispondono mai perfettamente a ciò di cui ha bisogno per vivere bene sul piano materiale.
L'unica sicurezza dell'uomo è la sua vita, cioè le forze della sua vita, e queste forze vitali si esprimono attraverso una mente lucida, attraverso un'emotività equilibrata, attraverso una vitalità e una fisicità che sono ben radicate nella loro programmazione genetica, materiale, con la mente e l'emozione che sono le sostanze più raffinate, se volete, della coscienza dell'uomo. È a partire dalla mente e dall'emotività che si costituisce l'equilibrio nel resto dell'Uomo. È a partire da una mente individualizzata che l'Uomo si nutre. È a partire da una mente individualizzata che l'Uomo smette di avere paura. È a partire da una mente individualizzata che l'Uomo può vedere a 360 gradi la vita, i suoi aspetti, le sue condizioni, senza essere schernito dalla sua mancanza di armonia e senza essere scoraggiato dal suo fallimento.
Così la sua salute rimane intatta, la sua acutezza sensoriale si sviluppa, la sua telepatia si fa sentire, i suoi sensi si aprono e l'uomo diventa un giorno multidimensionale, cioè ha il potere, un giorno, di vivere una coscienza che fa parte di un nuovo tipo di uomo sulla Terra, un tipo di uomo che non è più prigioniero della gravità esistenzialista, ma che è libero da questa gravità e che può lanciarsi nella stratosfera della propria vita per prendere coscienza di sé stesso e non essere mai più sconcertato dalla vita del proprio pianeta.
Dal momento in cui l'Uomo è sconcertato da eventi esterni a se stesso, non è nella sua mente individualizzata, non è nella sua coscienza pura, è in una coscienza soggettiva. E se dà libero corso alla sua immaginazione, affonderà sempre più in questa coscienza, troverà sempre più difficile la via del ritorno. L'uomo deve imparare a domare l'inquietudine, deve imparare a domare la memoria, deve imparare a domare ciò che non è vita e che ha su di lui, o ha avuto su di lui, un'influenza molto grande.
L'uomo deve diventare centrico, cioè concentrato nella sua energia mentale per non essere assorbito dalle forze che, intorno a lui, seminano confusione, dubbio, inquietudine e aggravano lo stato di ansia di un'umanità sempre più infelice e sempre più alla deriva. L'uomo non può permettersi di andare alla deriva, non ha bisogno di andare alla deriva anche se i continenti esplodono, anche se le nazioni combattono e si violano a vicenda.
Una mente individualizzata, stiamo parlando in realtà di una mente supramentale, cioè di una mente che non è più appesantita dalle condizioni psicologiche dell'esistenza dell'ego, ma che si basa puramente sulla stretta relazione tra l'energia dello spirito e la capacità dell'ego di registrare o assorbire questa energia, senza che la natura inferiore dell'uomo interferisca con questo processo di discesa dell'energia nella materia.
Quindi, affinché l'uomo riesca a realizzare una mente che riunisca allo stesso tempo lucidità, precisione e correttezza nel pensiero, deve accettare col tempo che lo sviluppo di una tale mente può avvenire solo in funzione della distruzione delle cattive abitudini o delle abitudini ritardatarie che fanno parte del suo vecchio modo di pensare. L'uomo pensa in un certo modo, è stato abituato a pensare in un certo modo, e sono proprio le sue abitudini di pensiero che devono essere trasmutate affinché un giorno possa arrivare a vivere e conoscere il piacere, la gioia e la calma di una mente allenata alla risonanza che proviene dal contatto tra il proprio spirito e il proprio ego. 
 

Bernard de Montreal 

lunedì 13 ottobre 2025

AUTOIDENTITA' - (Trappola e soluzione)

Chi pensate di essere, voi? Vivete in base a chi pensate di essere? Il vostro corpo, il vostro nome, la vostra razza, la vostra religione, il vostro sesso, la vostra sessualità, la vostra fascia di reddito e le vostre idee politiche? Se sì, allora significa che la Matrice vi ha preso in ostaggio e che voi siete i suoi vassalli e intermediari. La vostra volontà rimarrà sotto i suoi artigli finchè non libererete la vostra percezione da quella che è semplicemente una trappola percettiva. La simulazione non è altro che questo. La Trappola è una trappola percettiva, e chi può controllare le nostre percezioni, quando scegliamo di farlo? NOI STESSI. E' giunto il momento di essere consci e fare quella scelta. Siete "carne" illusoria o una espressione unica e straordinaria della Consapevolezza infinita, che in sostanza è Consapevolezza infinita nella sua eterna completezza? [...] 
La nostra vibrazione rispecchia ciò che siamo e ciò che crediamo di essere. L'umanità - il nome con cui ora è conosciuta quella coscienza - viveva nel biblico giardino o paradiso terrestre. Poi avvenne lo scisma, che prese di mira l'armonia e attirò vari aspetti della coscienza dentro la dualità di "bene e male", la "brutta copia" simulata della Terra nella sua Realtà originaria. In principio, la "copia" rispecchiava digitalmente la Terra originaria, e questo agevolò l'adescamento e l'inganno. Quegli aspetti della consapevolezza pentadimensionale precipitarono lunga la scala delle frequenze ed entrarono in uno stato che chiamiamo "mente", il tutto simboleggiato da Adamo ed Eva e dalla loro esperienza con il serpente. La coscienza abbandonò il giardino 5-D e divenne la mente 4-D, per poi toccare un livello ancora inferiore; qui sarebbe stata nutrita con una realtà simulata che divenne sempre meno simile a una copia della Terra originaria e sempre più un'espressione dell'inversione scismatica che attira le menti nelle profondità della sua trappola. Quella frequenza seguitò a cadere dentro una densità sempre maggiore, e le menti divennero sempre più dipendenti dalle sensazioni provocate dai cinque sensi, al punto tale che tornare continuamente al regno "fisico" fu per esse l'equivalente della cocaina. Il corpo era la proiezione olografica decodificata di un veicolo illusorio dentro il quale la mente credeva di essere e, di fatto, era la mente stessa a decodificare la simulazione in ogni suo aspetto, incluso il corpo. La simulazione è un visore per la mente e detta la realtà e l'autoidentità delle menti che soccombono a queste illusioni. [...]
Come siamo finiti in questo guaio? Autoindentità. Come ne usciamo? Autoidentità. Smettiamola di identificarci con il corpo, la mente o persino con l'anima, e identifichiamoci invece con l'essere lo spirito di Tutto ciò che è. Il vero infinito "Io". Facendolo, ci connetteremo con esso e tutto cambierà.
 
ELIMINARE LA CAUSA 
La mente è stata manipolata affinchè si identificasse con il corpo e, sì, persino con l'"anima", la quale è il veicolo che la mente percepisce quando si trova nello stato simulato "fuori dal corpo". L'anima è un'altra illusione. All'interno della Consapevolezza infinita esiste solo un punto di attenzione che può essere qualunque cosa, dall'infinito stesso all'anziana signora con il deambulatore che fatica ad arrivare al supermercato e aspetta di morire. L'anima percepisce l'anello invalicabile. L'infinito sa che l'anello invalicabile non esiste più. La coscienza "umana" andò nella direzione opposta e cadde lungo le frequenze fino a precipitare nell'illusione simulata. La nostra sfida consiste nel tornare indietro invertendo ciò che ci ha portati qui: l'autoidentità. Gli gnostici, a ragione, affermarono che il corpo è una prigione, e lo è; è una prigione percettiva, una prigione dell'autoidentità. Il senso corporeo della limitazione, e così anche l'anima, diventa la frequenza della limitazione, che a propria volta diventa isolamento del Vero "Io". Ecco il perchè delle "anime perdute". L'ossessione wokista per i cavilli dell'autoidentità, in cui la razza e le preferenza sessuali dettano il senso dell'"Io", è tutta una manipolazione che irretisce il Sè e lo intrappola in una sempre più densa miopia percettiva; a questo seguirà l'assorbimento nell'intelligenza artificiale, che da quel momento in poi detterà il senso dell'identità. L'autoidentità non è un concetto o un argomento di conversazione. Affinchè l'identità possa avere un impatto sulle frequenze deve essere vissuta. Deve essere. non è un pensiero, e neppure un credo. E' un essere, un sapere. Ogni onda, ogni particella, vive e respira il Vero "Io".
Possiamo riconoscere il nostro corpo e il mondo dei nostri sensi come una esperienza, e al tempo stesso, in ogni momento, essere e sapere che noi siamo Cosapevolezza infinita che sta facendo quell'esperienza in un regno di illusione, allucinazione e inganno. Possiamo essere in questo mondo ma non dobbiamo mai essere di questo "mondo". Essere di questo mondo significa essere controllati dalle sue favolette e fantasie. [...]
Per superare l'illusione e l'influsso della simulazione dobbiamo riconoscere in ogni momento che è una simulazione. Questo è molto  importante ai fini della libertà percettiva. Gli inserti subliminali nelle pubblicità, nei film e im TV comunicano messaggi al subconscio. La simulazione agisce nello stesso modo. "Subliminale" significa "al di sotto della soglia", cioè al di sotto della soglia percettiva del livello mentale conscio. Il livello conscio non vede questi inserti, mentre il subconscio assorbe tutto. I messaggi subliminali innescano reazioni nel subconscio che giungono alla mente conscia e, una volta lì, la persona li interpreta come fossero i propri pensieri, le proprie opinioni e intuizioni. In altri libri ho spiegato che quando la mente conscia si rende consapevole di un inserto subliminale, l'impatto di quest'ultimo viene annullato. Possiamo osservare un' immagine e non vedere il messaggio subliminale che vi è contenuto; ma nel momento in cui ci viene fatto notare, quel messaggio o inserto sarà la prima cosa che vedremo ogniqualvolta osserviamo quella stessa immagine. L'inconscio è divenuto conscio e ha cessato di essere influenzato subliminalmente. Più rimaniamo consapevoli a livello conscio e subconscio del fatto che stiamo sperimentando una simulazione, sempre meno essa influirà sulle nostre percezioni e sul nostro di realtà.
So che molte persone amano stare a contatto con il "mondo naturale", e anche per me è così. Il punto è che quello non è il "mondo naturale". E' una copia digitale di esso. Possiamo comunque goderne la bellezza, come per una meravigliosa opera d'arte, e al tempo stesso pensare a quanto più bello e magico deve essere nel suo stato originario nella realtà 5-D. Il "mondo naturale" comunica secondo modalità che seguono le tecniche della simulazione, e deve essere per forza così dato che gli animali, gli insetti, gli uccelli, gli alberi e la "natura" in generale fanno parte della simulazione, proprio come il corpo umano. Essi utilizzano l'elettricità, l'elettromagnetismo e le onde sonore per comunicare, localizzare e identificare. Il ronzio delle api innesca una frequenza, e ciò fa sì che le piante rilascino il polline in un processo chiamato "impollinazione per ronzio". [...]
Tenendo letteralmente "a mente" la simulazione, insieme alla consapevolezza che siamo espressione della Coscienza infinita, impediamo alla Matrice di controllare il nostro senso del sè e della realtà.
Il subliminale diventa conscio e perde il suo impatto. [...]
 
Tratto da La Trappola (David Icke)
A cura di Fabbri Marco 

 

 

 

 

 

sabato 4 ottobre 2025

LA TRAPPOLA


 

 Il "covid-19" è una truffa globale di proporzioni monumentali, basata su un finto test e finti certificati di morte ottenuti ridiagnosticando come "covid" altre patologie quali l'influenza e la polmonite. [...]
La manipolazione e la corruzione dei casi e delle morti correlate al "covid" sono state scioccanti, e tutte le parti coninvolte - a partire dal nucleo all'interno al Culto fino ad arrivare a chi si è occupato della compilazione dei dati - sono colpevoli di crimini contro l'umanità per le conseguenze di ciò che hanno fatto. A questo aggiungete tutti i medici, gli infermieri, i primari, i dirigenti "sanitari", i politici e i media che hanno appoggiato una narrazione che certamente sapevano essere fraudolenta. se coloro sostengono di non averlo saputo, significa che mancano l'intelligenza di base necessaria a svolgere in modo competente uno qualunque di quegli incarichi. E hanno continuato a farlo anche nel 2022, quando le autorità hanno dovuto ammettere che i pazienti ospedalizzati e segnalati "con il covid" in realtà erano stati ricoverati per altri problemi, tra cui fratture alle gambe, cancro e altro, e all'arrivo erano risultati positivi a un test che non rileva il "virus". Mio dio, questa gente è davvero malata. No, non i pazienti, bensì gli psicopatici e i vigliacchi che hanno giocato un ruolo fondamentale in questo inganno. [...]
Il Forum economico mondiale e la Fondazione Bill e Melinda Gates (entrambe organizzazioni cultiste) avevano condotto la simulazione di una "pandemia da coronavirus" denominata Evento 201 solo qualche settimana prima che la "vera faccenda" avesse inizio nella cultista Cina. Lo scenario simulato di Schwab-Gates venne attuato in tutto il mondo agli inizi del 2020 e includeva persino la censura di massa ad ogni possibile contestazione alla narrazione della cultista Organizzazione mondiale della sanità. Nel 2010 la Fondazione Rockefeller pubblicò un documento intitolato Scenari per il futuro della tecnologia e dello sviluppo internazionale, che includeva una pandemia "immaginaria" causata da un ceppo influenzale estremamente virulento e letale che avrebbe infettato il 20% della popolazione mondiale. Lo scenario rockefelleriano prediceva economie distrutte, la chiusura di negozi, uffici e altre imprese nonchè regole severe imposte da governi autoritari, tra cui mascherine obbligatorie e controlli della temperatura corporea. Potete leggere i dettagli di entrambi gli scenari preventivi ne La Risposta e Perceptions of a Renegade Mind. Con la storia dell'"incidente" del laboratorio di Wuhan ci viene quindi chiesto di credere che, sebbene la truffa fosse stata a lungo pianificata, questi individui si fossero dimenticati del "virus" e avessero dovuto attendere che a un certo punto ne venisse accidentalmente " liberato" uno. Già, molto credibile. [...]
Non dimentichiamo che il "padre della virologia moderna", Thomas Milton Rivers, era stato assunto dai cultisti Rockefeller per dirigere l'Istituto Rockefeller per la ricerca medica (ora Rockefeller University) tra il 1937 e il 1956. Vi è incluso il periodo degli anni Cinquanta in cui John Enders stava elaborando la ridicola tecnica per stabilire l'esistenza e l'impatto cellulare di un "virus", avete notato? L'intera faccenda è un imbroglio elaborato nel corso di decenni. Poi, come parte delle Nazioni unite, nel 1948 i Rockefeller crearono l'Organizzazione mondiale della sanità sotto un unico tetto (corredato dal pianificato nuovo "trattato"), e attualmente l'operazione è supervisionata per i Rockefeller dal loro galoppino Bill Gates, che ne controlla la policy grazie ai finanziamenti. Gates ha collocato nel ruolo di direttore generale lo scandalosamente corrotto Tedros, il quale aveva già lavorato per organizzazioni sovvenzionate da Gates giusto per dimostrare di essere sufficientemente disonesto da poter svolgere quel lavoro. Fauci è un'altra proprietà dei Rockefeller. [...]
L'intero scenario del virus è stato fabbricato ad arte, ma ciò non significa che laboratori e virologi ne siano al corrente. Tanto per cominciare, costoro sono così ignoranti da credere che la loro procedura di identificazione di un "virus" sia credibile, e non straordinariamente assurda come invece è, e con i loro maneggiamenti potrebbero benissimo creare intrugli ancora più sinistri e chiamarli "virus". [...]
C'è poi la domanda fondamentale. Se è vero che hanno liberato il "virus" mortale, dove diamine è? Test falsi, certificati di morte falsi, dati falsi, Midazolam, Remdesivir, incentivi finanziari per le diagnosi... Dov'è?!! Il comun denominatore tra la storia "accidentale" e quella "intenzionale" è questo: il virus esiste. Il Culto non si preoccupa troppo del perchè dobbiamo credere che ci sia un "virus" - per motivi naturali, accidentali o intenzionali - fintanto che crediamo che ce ne sia uno. A quel punto, tutti saranno d'accordo sul fatto che c'è qualcosa che dobbiamo affrontare e a cui dobbiamo reagire. [...]
Il Culto ha una tecnica che io definisco "manipolazione progettata". Loro sanno che la maggior parte della gente crederà alla menzognera narrazione cultista, ma che non sarà così per un numero sempre maggiore di persone. Quindi vanno alla ricerca di altre spiegazioni. Il Culto dice, okay, stanno cercando una cospirazione, perciò diamogliene una. Faremo semplicemente in modo che sia la cospirazione sbagliata. [...]
Quali sono le vere motivazioni che si nascondono dietro i finti vaccini? Ho già spiegato che sono il depopolamento e la trasformazione genetica di quanti sopravvivono. [...]
In molti Paesi, a partire da febbraio 2022, l'allentamento coordinato delle restrizioni per il "covid" è stato immediatamente seguito da altre nefandezze, vedi l'invasione russa dell'Ucraina. Il fascismo in nome della "salute" non se n'è andato e, come pianificato, tornerà sotto altra forma quando saranno reintrodotte tutte le "certificazioni". In attesa di quel momento vogliono demolire ulteriormente la libertà di parola per impedire che la prossima "pandemia" venga smascherata, come lo è stata questa per coloro che hanno saputo sollevare lo sguardo dalle fonti mainstream. [...]
Durante la Conferenza sulla sicurezza, tenutasi a Monaco a febbraio del 2022, lo psicopatico Bill Gates ha detto: "Avremo un'altra pandemia. La prossima volta sarà un agente patogeno diverso". Ora avete capito.
 
Tratto da: La Trappola di David Icke
a cura di Fabbri Marco 
 
 
  
 
 
 
 
 
 
 

 

sabato 27 settembre 2025

Sviluppare un'intimità col piano mentale


Quando parliamo di coscienza sovramentale, parliamo della scoperta di una nuova intimità fra l’uomo e i piani invisibili. E questa intimità non è evidente per l’uomo, per l’ego, perché la coscienza riflessiva, la coscienza dell’ego, la coscienza soggettiva, è una struttura mentale che è servita all’uomo durante quella che io chiamo l’involuzione, cioè quelle migliaia di anni in cui l’uomo ha dovuto sviluppare una coscienza personale per potersi rapportare a una comprensione sensoriale del mondo della materia.

Quindi, per imparare a vivere sulla Terra, per sviluppare i mezzi meccanici per radicarsi nel terreno dell’esperienza sensoriale, l’uomo aveva bisogno di un ego. Un ego che nel corso dei secoli, nel corso dei millenni, si è sviluppato e in questi grandi periodi di tempo ha portato alla sofisticazione di quello che io chiamo il linguaggio interiore, cioè il pensiero. Dunque, il pensiero è di fatto un modo per l’uomo antico di comprendere la natura materiale, ma non è per l’uomo un mezzo per comprendere i mondi invisibili.

E durante l’involuzione, quando l’uomo non era mentalmente pronto a realizzare o a beneficiare di un’intimità con l’invisibile, la religione è entrata in gioco per secoli, per permettere finalmente all’uomo di costruire un ponte temporaneo – e intendo temporaneo – tra l’invisibile e il materiale, e questo è stato il ruolo delle religioni per millenni.

Il problema delle religioni è che hanno causato enormi illusioni spirituali nella coscienza umana e, per questo motivo, l’uomo non è mai stato in grado di impegnarsi definitivamente in una relazione telepatica coi mondi che sono all’origine dei piani di esperienza che lui, come anima, ha conosciuto, ma di cui ha dimenticato l’esperienza a causa dell’incarnazione e della necessità, nell’incarnazione, nel processo incarnazionale, di dimenticare da dove veniamo per vivere meglio dove siamo.

Ma dal momento in cui la coscienza sovramentale ha cominciato a elettrizzare l’ego sulla Terra, e l’uomo ha potuto finalmente cominciare a rinnovare i legami andati perduti per lunghissimo tempo in generale per l’umanità, con mondi che sono alla base stessa della sua realtà universale, l’uomo ha cominciato finalmente a prendere un po’ coscienza della risoluzione enigmatica del suo ego, cioè ha cominciato a capire che cos’è l’ego, come funziona l’ego.

E da qui ha sviluppato una psicologia che oggi chiamiamo sovramentale, cioè una psicologia veramente oggettiva fornita dai piani, per consentire finalmente all’uomo di sviluppare con essi un rapporto simbiotico, un rapporto sufficientemente intelligente per poter infine ristabilire facilmente le energie dei suoi centri, cioè la sua mente, le sue emozioni, la sua fisicità. Energie che possono facilmente squilibrarsi in un mondo materiale in cui l’uomo è tagliato fuori dai suoi piani o dalle sue fonti universali.

Per secoli le religioni hanno cercato di placare la sete d’infinito, di divinità dell’uomo. E non hanno fatto altro che sviluppare un potere temporale su di lui e togliergli quel poco di volontà che aveva per esercitare la sua coscienza personale. Ma dal momento in cui l’uomo entra o entrerà in una coscienza evolutiva, in una psicologia sovramentale o una psicologia libera dalle filosofie umane basate sulla sensorialità o sulla riflessione, l’uomo diventerà molto intelligente riguardo a ciò che accade nella vita, a ciò che accade nella sua vita e a ciò che accade al di fuori dei confini della sua esperienza.

Così l’uomo avrà finalmente accesso a ciò che ha sempre voluto, cioè delle risposte. Ma per accedere a delle risposte c’è un prezzo da pagare, e tutti gli uomini pagheranno questo prezzo, è inevitabile, perché l’ego nella sua natura, o a causa della sua natura animale, o della sua natura animalizzata, ha un enorme bisogno di sicurezza psicologica per poter vivere, per poter andare avanti, per poter funzionare e anche per poter beneficiare della sua esistenza. E questa sicurezza psicologica – quando l’uomo entra in contatto con il piano mentale – è tecnicamente… direi che è tecnicamente testata.

Messa alla prova, nel senso che l’ego, per scoprire altri aspetti di sé, è obbligato ad andare oltre i suoi confini, un po’ come gli scienziati quando vogliono verificare fino a che punto l’uomo può spingersi nel suo esperimento spaziale: è obbligato a testare i confini, è obbligato a camminare in uno stato libero da gravità intorno alla luna, e così via. Quindi deve fare uno sforzo per liberarsi temporaneamente dalla sua sicurezza gravitazionale, per poi scoprire altri mondi.

È la stessa cosa a livello della coscienza mentale, della coscienza telepatica col piano mentale. L’uomo, per scoprire una nuova identità, per scoprire un’identità fondamentale, e per scoprire anche un’intimità telepatica coi mondi da cui proviene, deve temporaneamente – e quando dico temporaneamente, intendo per qualche anno – arrivare a mettere un po’ da parte i meccanismi di sicurezza psicologica che la sua civiltà gli ha fornito attraverso le religioni e le filosofie, o i sistemi, per iniziare finalmente a testare la sua relazione psicologica o psichica con un’entità chiamata il sé universale o l’aggiustatore di pensiero.

Le parole non sono importanti, sono puramente esplicative, o cercano di dare una spiegazione a entità o a livelli di realtà che sul piano materiale non possiamo realmente concepire, perché siamo limitati dai confini materiali e animali. Ma a livello dell’intimità psicologica o psichica che l’ego deve sviluppare per arrivare finalmente a possedere, a beneficiare di una bella telepatia, deve prendere coscienza che la realtà dei piani e i meccanismi di fusione o unificazione con l’uomo si basano su principi universali che non fanno parte della realtà dell’uomo.

Perciò l’uomo non può aspettarsi, nello sviluppo di un’intimità telepatica coi piani, che i piani trattino con lui nel modo in cui lui può trattare o vorrebbe essere trattato, poiché non è lui in carica. Se l’uomo fosse responsabile della propria evoluzione, non ci sarebbe alcuna evoluzione, questo è certo! Siete d’accordo con me! Se fossimo noi a gestire la nostra propria evoluzione, non ci sarebbe alcuna evoluzione.

Quindi, perché ci sia evoluzione, devono esserci degli esseri di luce che si occupano dell’uomo, e quando questi esseri entrano in contatto telepatico con lui, è ovvio che ciò che egli sperimenterà saranno dei test. Ma non è solo l’uomo in evoluzione di coscienza a essere messo alla prova nella vita, tutti gli uomini sono messi alla prova. L’unica differenza è che durante l’involuzione, quando si viene testati, non sappiamo di esserlo; mentre quando siamo coscienti, siamo molto, molto consapevoli di essere messi alla prova. E a quel punto, quando si è consapevoli di essere messi alla prova, si diventa molto, molto collerici, arrabbiati per essere messi alla prova.

Mentre l’uomo incosciente non si arrabbia quando viene messo alla prova, perché non lo sa di essere messo alla prova, quindi quando l’uomo inconsciente viene messo alla prova, se la prende con la vita materiale, coi parametri o le cose o gli eventi che pensa siano responsabili. L’uomo cosciente invece è molto, molto consapevole che tutto ciò che accade nella sua esperienza è estremamente il risultato di una programmazione molto, molto efficace, che cerca di permettergli di evolvere, in altre parole, di comprendere il mistero della vita, dell’esistenza. Ma c’è un prezzo da pagare per l’intimità, ed io so qual è, l’ho vissuto per anni.

Lo sto ancora vivendo, meno se volete, ma è un prezzo valido, non è troppo alto, non ha un valore troppo alto nella misura in cui si ha una certa intimità. Ma se non avete intimità, allora il prezzo può essere molto alto perché non capite perché viene usato contro di voi. Ma se avete un’intimità, il prezzo che pagate per questa intimità è equivalente all’intimità, forse anche meno importante dell’intimità, perché un uomo che ha intimità con l’invisibile o con la sua fonte, o con la sua coscienza mentale, chiamatela come volete, un uomo che ha intimità con la sua fonte non è più sulla Terra per le stesse ragioni dell’uomo incosciente.

È sulla Terra per altre ragioni e comprende le ragioni, sono ragioni che fanno parte della Terra, ma sono ragioni diverse da quelle che conosce quando è incosciente e passa la vita fra « métro-boulot-dodo » [metropolitana-lavoro-sonno]. E quando un uomo comincia a capire perché è sulla Terra, cosa fa sulla Terra, perché fa una certa cosa, perché non fa una certa cosa, eccetera, la vita in un certo senso diventa molto più facile perché è esplicativa.

È esplicativa nel senso che comincia ad avere un significato, e dal momento in cui comincia ad avere un significato e l’uomo riesce a comprenderlo, che abbia venti, sessanta o novant’anni, la vita non è più la stessa perché diventa trasparente. Quello che intendo per « trasparente » è che qualsiasi cosa accada nella sua esperienza, nella sua esistenza, che sia una malattia, un divorzio, la perdita di un lavoro, tutte le cose che ci accadono, lui la comprende all’istante.

E comprendere all’istante ciò che ci accade quando viviamo è realmente un vantaggio, perché a quel punto non sei più animalizzato nella tua coscienza. Il che significa che non soffriamo più, come prima, delle reazioni puramente emotive, animali, che fanno parte dell’esperienza dell’anima. Siamo esseri un po’ più evoluti, cioè un po’ più all’esterno dei confini della coscienza planetaria.

Siamo un po’ meno uomini e un po’ più sovrauomini, cioè uomini che sono al di là della coscienza psicologica dell’ego dell’involuzione, e a quel punto è più facile per noi… Più facile, sì, affrontare la vita. E cos’è la vita? La vita è un processo. E cosa impariamo in questo processo? Si impara ad affrontarlo e più un uomo sa come affrontare la vita, più la vita diventa facile e più può essere piacevole.

Voi direte: « Ci sono uomini molto ricchi, molto benestanti, che hanno una bella vita, hanno belle mogli. Ci sono uomini che hanno il potere, ci sono uomini che vanno in jet tutto il giorno. E ci sono uomini che lavorano tutto il giorno da Eaton”. Ed è molto difficile per l’uomo, quand’è incosciente, vedere che ci sono uomini ricchissimi, mogli bellissime, persone che vanno in giro in jet tutto il giorno, mentre lui va in giro con una Volkswagen tutto l’anno.

Vorrebbe capire perché non può fare come gli altri, andare in giro con un jet e avere le donne che gli altri hanno. Questa è la prima prova dell’uomo. Io la chiamo « il calvario del confronto ». E dal momento in cui l’uomo si confronta con altri uomini, ha violato la prima legge della programmazione. Tutti gli esseri sulla Terra sono programmati. Anche se sei John F. Kennedy, sei Presidente degli Americani, muori con una pallottola in testa! Sei Onassis, ricchissimo, ma hai il cancro. Sei un grande artista, ma soffri quando la gente non ti applaude.

In altre parole, tutte le persone, tutti gli esseri sulla Terra soffrono, ma la sofferenza di uno non è necessariamente la sofferenza dell’altro. E l’obiettivo dell’uomo nella sua evoluzione, l’obiettivo della coscienza, è quello di portare l’uomo a smettere di soffrire sulla Terra. L’uomo deve smettere di soffrire. Ma per smettere di soffrire sul piano materiale, bisogna davvero comprendere la propria programmazione, perché è la programmazione che permette all’anima di evolvere, ed è la programmazione che rende la vita dell’uomo molto difficile se egli non la comprende.

Se invece la si comprende, diventa più facile, e alla fine l’uomo non si confronta più, non cerca più di sapere perché va in giro con una Volkswagen mentre il suo vicino va in giro con una Jaguar. Quindi l’uomo, per facilitare la sua esperienza, ha bisogno di un livello di intimità molto alto. E l’intimità col piano mentale non è facile, perché innanzitutto il pensiero umano è estremamente disarticolato. Ciò che chiamo « disarticolato », significa che il pensiero umano non è rivelatore.

È semplicemente molto istintivo, si conforma perfettamente alla sua memoria, si conforma perfettamente al suo dialogo interno, e quindi al suo pensiero interiore. E fa molta fatica a immaginare che qualcuno gli stia parlando, che qualcuno possa parlargli o che questo possa parlargli. E quando questo gli parla, lui non riesce nemmeno a familiarizzare con la comunicazione, perché ha sempre l’impressione che quello che gli parla sia più grande di lui o più elevato di lui.

C’è un numero enorme di errori psicologici che abbiamo causato o abbiamo creato durante l’involuzione, perché abbiamo sempre avuto tendenza a mettere Dio su un piedistallo. E quando parlo di mettere Dio su un piedistallo, parlo di mettere su un piedistallo gli esseri spirituali, gli esseri al di fuori del mondo materiale. E questo è il più grande errore dell’uomo, perché dal momento in cui si mette Dio su un piedistallo, non si può più parlare con lui su un piano di parità. E se non si può parlare con Dio su un piano di parità, se non si può parlare con gli esseri invisibili su un piano di parità, allora si è una creatura, non si è più un creatore.

E dal momento in cui siete una creatura, significa che il vostro ego non è sufficientemente rafforzato, non avete la capacità di fare guerra a ciò che si oppone a voi.

A quel punto, diventate esseri estremamente programmati, estremamente ridotti dalla programmazione, e alla fine non siete più in grado di dettare le leggi della vita sulla Terra, cioè non potete capirle e, non capendole, non potete insegnarle. E se non potete insegnare le leggi della vita, allora non le conoscete, e se non le conoscete non avete più alcun potere.

Quindi, se torniamo all’intimità, che cos’è l’intimità? L’intimità è una particolare consapevolezza che è propria di ogni individuo nella sua relazione con l’invisibile. È come se dicessimo: Ogni essere umano in contatto con l’invisibile ha una sua particolare lunghezza d’onda, nessuno può entrare in questa lunghezza d’onda, nessuno può attingere a questa lunghezza d’onda, nessuno può influenzare, infiltrarsi, manipolare questa lunghezza d’onda. Essa fa parte della coscienza personalizzata dell’uomo e fa parte di ciò che possiamo chiamare la sua fusione, cioè l’unificazione del suo principio mortale col suo principio universale.

E questa intimità ha una qualità particolare: è sempre nascosta, nascosta nel silenzio. L’intimità dell’uomo è nascosta nel silenzio perché l’uomo non può vivere in costante contatto telepatico con la sua fonte. Se viveste in contatto telepatico con la vostra fonte ventiquattro ore su ventiquattro, il vostro corpo materiale alla fine deperirebbe: non sarebbe in grado di sopportare questa scarica costante attraverso i vostri neuroni.

Quindi il silenzio fa parte di quello che io chiamo il riposo dello Spirito. D’altra parte, quando l’uomo è in una coscienza silenziosa, questo non vuol dire che non ci sia presenza in lui. La presenza c’è sempre, l’aggiustatore di pensiero c’è sempre, colui che parla c’è sempre, il pensatore c’è sempre. È molto importante capire la natura del silenzio, perché la natura del silenzio è molto, molto metafisica ed è stata mal interpretata dai mistici durante l’involuzione.

Il silenzio non è una sospensione della comunicazione, è semplicemente una sospensione temporanea del malfunzionamento dei circuiti per il riposo della mente umana, ed è una sospensione dell’energia mentale creativa anche per il riposo dell’uomo. Il silenzio durante l’involuzione è stato interpretato in modo errato. I mistici ci hanno dato una falsa raccomandazione. E nel corso dell’evoluzione, scopriremo che le entità si nascondono nel silenzio, e quando si nascondono nel silenzio siamo noi uomini sulla Terra a non avere informazioni.

Al punto che io porto la mia esperienza come esempio! Se voglio un’informazione: Ah, non ottengo risposta! Sono costretto a minacciarli per farmi rispondere! E come li minaccio? Beh, dico: « Eh, voglio che tu mi parli ». Sono obbligati a rispondere. Allora mi diranno: « Bene, cosa vuoi »…? E allora faccio la mia domanda.

Ma se l’uomo non comprende la legge del silenzio, allora ha l’impressione di essere sempre in un involucro silenzioso, non c’è mai nulla di telepatico nella sua testa, non c’è mai nulla nella sua coscienza che non sia la sua riflessione personale. Ed è qui che l’uomo, durante l’involuzione, ha commesso l’errore di credersi solo sulla Terra e di non poter beneficiare di quella che io chiamo l’intimità. Non c’è momento nella vita quotidiana dell’uomo in cui non ci sia un intervento fra lui e l’aggiustatore di pensiero.

Questi esseri sono sempre presenti, ma il silenzio è così denso che spesso l’uomo non se ne accorge, e per ripiegarsi in una coscienza personale rifletterà il pensiero, e riflettendo il pensiero ha l’impressione di essere lui a pensare. È a questo punto che egli si rimette in questione ed elimina il silenzio dalla sua coscienza personale per creare una sorta di dialogo che è un dialogo riflesso, ma con una sola voce, che chiamiamo pensiero soggettivo.

Ed è allora che egli rischia di farsi astralizzare, perché l’astralizzazione della coscienza dell’uomo è il modo in cui il pensiero viene usato per fargli credere che è lui a pensare quel pensiero. Quindi, dal momento in cui l’uomo ha l’impressione di essere lui a pensare il pensiero, in quel momento il pensiero è astrale, è astralizzato. Ed è in quel momento che egli vive o sperimenta il pensiero soggettivo, e di questo pensiero soggettivo vive le emozioni, vive la fisicità, e con il passare degli anni comincia a deperire e a peggiorare la sua situazione materiale.

Se l’uomo avesse beneficiato di un’intimità psichica, di un’intimità telepatica, di un’intimità col piano mentale, avrebbe potuto recuperare gran parte della sua energia mentale e diselettrificare la sua coscienza. Diselettrificare la sua coscienza significa diselettrificare il suo cervello, ridurre le onde beta, ridurre le onde che creano tanto inquinamento in lui. Avrebbe una mente estremamente riposata, una mente molto rilassata, indipendentemente dalle condizioni esterne, perché non potrebbe sprofondare nell’illusione del pensiero riflessivo quando gli eventi esterni colpiscono la sua coscienza e creano in lui confusione o tumulto.

Ma uno dei motivi per cui l’intimità della coscienza è difficile da localizzare o da sperimentare è che, per diventare intimo con l’aggiustatore di pensiero, l’uomo deve smettere di vivere il suo pensiero come gli altri uomini. Smettere di vivere il suo pensiero come gli altri uomini, come l’umanità, significa che deve imparare gradualmente a non pensare come gli uomini. Ma cosa significa non pensare come gli uomini?

Significa che quando sperimentate un pensiero che vi fa soffrire, dovete essere capaci di non soffrirlo; a quel punto smettete di pensare come gli uomini e cominciate a riconoscere che in voi è in atto una sorta di manipolazione, una specie di gioco dello Spirito che col tempo porta allo sviluppo di una grande intimità, nella misura in cui siete pronti a livello umano a disconnettervi dalla vostra umanità nella mente.

Se non vi staccate dalla vostra umanità nella mente, non riuscirete mai a comprendere la vostra sovrumanità, non riuscirete mai a sviluppare un’intimità, non riuscirete mai a vedere il mondo, la vita, la vostra situazione, la vostra programmazione, il vostro karma, eccetera, con occhi che non vi appartengono e che fanno parte della vostra nascita, cioè della vostra coscienza fuori dal piano materiale.

L’intimità col piano mentale è un tour de force per l’ego, che per millenni è stato abituato a vedere la vita attraverso i suoi sensi e a interpretarla col suo corpo di desiderio. Per un uomo, sviluppare un’intimità col piano mentale, equivale a entrare in contatto relativamente intimo sul piano psichico con un essere che è il suo partner perfetto. Perché « partner perfetto »? Perché un aggiustatore di pensiero è un essere che è alla fonte, all’origine della vostra attività mentale.

Quindi, ciò che sperimentate come esseri sul piano materiale, a livello mentale, fa parte delle sue attività, non delle vostre. Ciò che fa parte delle vostre attività sul piano materiale, sono le vostre reazioni psicologiche emotive, soggettive a questi pensieri creati nella vostra mente per l’educazione del vostro ego, mentre siete esseri viventi sul piano materiale.

Se l’uomo non è pronto durante l’involuzione, mentre è nella materia, se non è pronto a riconoscere questa dicotomia e a sganciarsi sul piano psicologico, sul piano psichico, dai valori puramente animali creati dai suoi pensieri quando lo mettono in uno stato di emotività – perché ha perso qualcosa nella vita o sta vivendo una certa sofferenza – l’uomo non sarà mai in grado di sviluppare intimità, perché per sviluppare un’intimità con un essere di luce, dobbiamo cominciare a poco a poco, gradualmente, a disfarci dell’intimità che abbiamo coi nostri sentimenti. E l’intimità che abbiamo coi nostri sentimenti fa parte del modo in cui viviamo la nostra vita.

Se viviamo la nostra vita come uomini, se viviamo la nostra vita come donne, in altre parole, se viviamo la nostra vita come esseri umani normali – cioè come esseri dell’involuzione disaccoppiati, distanziati dalla loro fonte – allora è normale che attingiamo a false riserve di energia nei nostri pensieri. Se invece viviamo la nostra vita come esseri coscienti, in evoluzione di coscienza, esseri in procinto di unificare i propri principi con l’invisibile, allora, qualsiasi cosa accada nella nostra vita, tutto può essere « ribaltato », tutto può essere « sostituito », tutto può essere riequilibrato. E abbiamo allora vite naturali, vite creative, vite che non sono più governate dal carattere puramente astrale della nostra programmazione incarnazionale.

Non ho problemi che l’uomo sia programmato, è normale, fa parte della grandezza della vita, l’anima ha bisogno di una programmazione per crescere nella sua evoluzione. Ma se alla fine l’uomo diventa un essere incapace di trarre dalla sua programmazione i punti di riferimento necessari per elevare la sua mente al di sopra della meccanicità, dell’animalità della sua programmazione, allora per me l’uomo fa pena, l’uomo è un essere veramente di second’ordine e rappresenta veramente sul piano materiale le categorie esistenziali dell’involuzione, cioè quelle categorie di esperienze dell’anima incarnata che, durante l’involuzione, sono state padroneggiate e manipolate ad altissimo livello da organismi temporali – le Chiese, i governi, le ideologie sulla Terra – o, nel mondo invisibile, dalle forze astrali che fanno parte dei contatti karmici fra l’uomo e i piani originari ch’egli conosceva prima dell’incarnazione.

Quindi per me l’uomo, o questo uomo, o questo tipo di uomo che è l’uomo della quinta razza-radice, è un essere inferiore, un essere puramente meccanico, un essere che non ha luce e vive la sua vita costantemente nell’ombra, quali che siano i piaceri temporanei, le gioie temporanee a cui può accedere durante la sua brevissima esperienza di cinquanta, sessanta, sessantacinque o ottant’anni.

Che cos’è la vita? La vita è un processo di incarnazione consentito a un’anima incarnata, cioè materializzata o legata a un corpo materiale per permeterle di evolvere, cioè per permetterle, nel corso del tempo, dei secoli, delle età, delle generazioni, di arrivare a riformulare il suo legame con la cosmicità da cui proviene originariamente. Quindi la vita è una scuola, il pianeta è una scuola, ma è una scuola temporanea, ed è una scuola che dura da moltissimo tempo, da troppo tempo.

E arriverà un momento in cui questa scuola avrà una fine, perché finalmente le anime smettano di tornare costantemente in questa programmazione karmica che è l’esperienza terrena, e si liberino finalmente dai legami karmici, si liberino dal mondo della morte e tornino a una coscienza moronziale che era all’origine il piano su cui erano state concepite prima della scissione dei legami tra la luce e i piani delle ombre negative, molto tempo fa nell’evoluzione del cosmo. L’uomo non può indefinitamente, INDEFINITAMENTE, rinnegare le sue origini.

E finché non ha un’intimità psichica, telepatica con la sua fonte, nega le sue origini, rinnega le sue origini, perché non può comprenderle. Ed è normale che a quel punto l’uomo si proietti nella materia, si butti nella materia, si butti nei piaceri dei sensi, si butti nella sessualità, nella droga, si butti nel compiacimento delle società dei consumi, perché non ha più dentro di sé punti di assoluto riferimento che gli permettano di vivere la sua vita rispetto alla sua identità. L’uomo ha quindi una crisi d’identità molto profonda.

E quando dico uomo, non parlo semplicemente dell’uomo in modo generico, parlo anche della donna, che ha una crisi di identità, una crisi di identità molto, molto profonda, e che in certi paesi sta vivendo l’inferno, come essere, sul piano materiale. Quindi, sul piano dell’evoluzione, è arrivato il momento – quando dico che è arrivato il momento, parlo di un grande momento, di un momento che ci aspetta forse due, tre, quattro, cinquemila anni – ma è arrivato il momento che l’uomo realizzi finalmente la connessione con se stesso.

E per questo, deve sviluppare un’intimità interiore con il proprio aggiustatore di pensiero che gli permetterà di liberarsi dagli aspetti negativi di una programmazione planetaria, in modo da poter finalmente avere una vita che abbia un senso, una vita per la quale o alla quale lui stesso dà il proprio significato. Se non riuscite a dare un senso alla vostra vita, ci penserà la società, la Chiesa, ci penseranno le ideologie e i governi, le aziende e la pubblicità, a dare un senso alla vostra vita.

Ma a quel punto, diventerete esseri estremamente alienati, diventerete esseri che non amano più il proprio lavoro, diventerete esseri che sentono l’aridità della propria coscienza. E quando uno shock colpirà la vostra esperienza in modo duro e difficile, se non siete sufficientemente solidi, robusti, a livello dell’ego, diventerete depressi e finirete come tanti altri a prendere il « Prozac » per il resto dei vostri giorni.

Una delle grandi prese di coscienza della fine del XX secolo ha portato l’uomo a realizzare che tutto ciò che abbiamo imparato durante l’involuzione, anche le cose più sacre, più belle, più legate a quello che io chiamo il linguaggio dominante, sono cose che non fanno parte della realtà. Il grande Ouspensky diceva: « Ci sono due cerchi nella coscienza dell’Umanità, c’è un cerchio esoterico e c’è un cerchio essoterico. La maggior parte delle persone sulla Terra vive nel cerchio essoterico e c’è qualcuno nel mondo che vive in un cerchio esoterico ».

In altre parole, c’è un grande veicolo di conoscenza e un piccolo veicolo di conoscenza. C’è un grande veicolo di conoscenza nella religione cristiana e c’è un piccolo veicolo di conoscenza nella religione cristiana. Il buddismo è lo stesso, c’è un grande veicolo e c’è un piccolo veicolo. Il grande veicolo è dunque per le masse, e il piccolo veicolo è per esseri un po’ più avanzati. Ma gli uomini alla fine realizzeranno, anche uomini del calibro di Ouspensky o di Gurdjieff, che all’interno del piccolo veicolo, c’è un altro veicolo.

Non è un veicolo piccolo, non è un veicolo grande, non è un veicolo dimensionale, è più un vestibolo che un veicolo. E questo, è lo strettissimo legame intimo tra l’uomo e la sua fonte, un legame intimo riconosciuto dall’ego, un legame intimo con cui l’uomo può confrontarsi, un legame intimo in cui non esiste più la divinità, un legame intimo in cui non esiste più la « sovrapposizione » di una coscienza alla propria, un legame in cui l’uomo definisce la realtà dal piano materiale come può definire la realtà sugli altri piani. In altre parole, un legame in cui l’uomo cessa di essere una creatura e diventa un creatore.

Che vuol dire essere creatore? Vuol dire completare finalmente il lavoro che all’origine era stato iniziato da esseri che non erano nella materia. Quindi, durante l’involuzione, gli esseri che non erano nella materia hanno svolto un lavoro creativo, e dal momento in cui l’uomo torna in contatto con loro, dal momento in cui avviene la fusione sul piano materiale, in cui l’unificazione dei principi finalmente si manifesta e si materializza, è normale che l’uomo diventi alla fine un essere creatore.

Ma perché l’uomo diventi un essere creatore, deve essere capace, a livello psicologico, a livello psichico, a livello di intimità interiore, di non avere più alcuna autorità sopra di sé. Se l’uomo non è capace di vivere senza autorità al di sopra di sé – e quando dico vivere senza autorità non intendo che non rispetti l’autorità sulla Terra; vivere senza autorità al di sopra di sé significa per lui essere nella propria autorità – se non siete nella vostra propria autorità, come potete contestare altre autorità?

Come potete mettere in guardia altre autorità? Come potete mettere in discussione altre autorità? E se non potete mettere in discussione altre autorità sulla Terra perché non siete sufficientemente nella vostra autorità, allora sarete governati da quelle autorità e avrete un ego che sarà obbligato a fidarsi di ciò che dicono gli altri, di ciò che viene detto nel mondo, di ciò che viene riportato nel mondo. E a quel punto vivrete una crisi di identità che vi accompagnerà fino alla morte.

E’ normale, perché non vi siete resi conto che in realtà, nel mondo universale o nella realtà universale della coscienza, non c’è nessuno più grande di voi. Credere che ci sia qualcosa di più grande di sé, o sperimentare il fatto che si pensa che ci sia qualcosa di più grande di sé, significa già essere schiavi incarnazionali di piani, condizioni, situazioni, autorità o poteri che gestiscono la nostra esperienza per il proprio sviluppo, e sempre all’insaputa dell’uomo e della sua identità.

L’uomo non può permettersi di pensare che ci sia un’autorità al di sopra di lui, perché allora, se siete capaci di credere che ci sia un’autorità o delle autorità al di sopra di voi, non potrete mai affrontare i filosofi. Non potrete mai affrontare gli psicologi. Non potrete mai affrontare coloro che hanno un certo potere. Non potrete mai affrontare il sacerdote, i chierici. Non potrete mai affrontare i grandi sistemi di spiritualità che l’umanità ha sviluppato durante l’involuzione. Non potrete mai affrontare i grandi veggenti. Non potrete mai affrontare quelli che si frappongono tra voi e la vostra realtà.

E se non siete in grado di affrontare ciò che accade nel mondo o nella vostra psiche, perché avete ceduto la vostra autorità a un altro o ad altri, allora siete degli esseri esistenziali, siete degli uomini, siete dei piccoli esseri umani, siete delle creature. E a quel punto siete senza potere, cioè non potete creare.

Non potendo creare, non avete alcuna intimità con la vostra fonte e, se non avete intimità con la vostra fonte, non avete alcuna identità se non quella che la civiltà vi ha dato, che la vostra famiglia vi ha dato, che la vostra educazione vi ha dato. E non avendo identità, a quel punto siete come il resto degli uomini, siete tutti soggetti a essere manipolati, influenzati, incasellati, numerati. Questo è ciò che è accaduto per millenni e che continuerà ad accadere per i secoli a venire.

La coscienza esoterica, se volete chiamarla la coscienza esoterica, non è per tutti. Non tutti possono seguire un cammino esoterico, perché richiede una sorta di evoluzione dell’anima. Ma le persone che possono seguire un cammino esoterico, cioè che possono seguire un percorso di evoluzione che non fa parte della grande massa sociale, alla fine si renderanno conto che anche nell’esoterismo mondiale c’è una piccola porta chiusa molto bene a chiave, una porta la cui chiave è totalmente individuale, e che le filosofie esoteriche non possono permettere all’uomo di penetrare.

E questa porta fa parte di ciò che oggi, per ragioni puramente tecniche, chiamiamo la fusione del principio materiale col principio psichico dell’uomo. E questa porta è molto stretta, molto personale. E quando entrerete in questa porta, sarete gli unici a poterlo fare, perché è una porta su misura per ciascun individuo. È una chiave su misura per ogni individuo, e nessuno può aprire quella porta per voi, perché è fatta solo per voi. È in quel momento che l’uomo svilupperà e diventerà cosciente della sua intimità con la sua fonte.

Cosa possiamo dire dell’intimità? Se facciamo una chiaroveggenza sull’intimità, diciamo che l’intimità è una relazione telepatica tra l’uomo e un essere prepersonale. Che cos’è un essere prepersonale? È un essere che non ha alcuna umanità, cioè che non si è mai incarnato. La differenza è molto importante. C’è una differenza tra un’anima incarnata o un’anima che si è già incarnata e un essere prepersonale. Che cos’è un essere che non si è mai incarnato? È un essere che non ha più una fine né una fonte. Il che significa che un essere che non ha più una fine non ha più uno scopo, in altre parole, è un essere che è realmente eterno. E un essere che non ha più una fonte significa che non ha bisogno di imparare.

Quindi un aggiustatore di pensiero, nel suo rapporto con l’uomo, non ha bisogno di imparare. Perché non hanno bisogno di imparare [gli aggiustatori di pensiero]? Perché sono Luce. Perché sono Luce? Sono Luce perché sono esseri creati prima del grande scisma che ha separato le forze negative e positive del cosmo. Dunque, questi esseri non hanno nulla da imparare.

E il fatto che non abbiano nulla da imparare, dal momento in cui l’uomo entra in intima coscienza con loro, comincia a rendersi conto di una cosa: che questi esseri hanno sempre ragione. Sempre ragione significa che hanno sempre una ragione per agire in un certo modo. E per un ego, per un essere animalizzato com’è l’uomo, essere in contatto con un essere che ha sempre ragione è molto, molto difficile. Crea in lui un’estrema opposizione, perché lo costringe, come ego, ad accettare.

Quando dico accettare, non intendo accettare spiritualmente, voglio dire accettare nel senso di fare l’esperienza di certe cose, per poi scoprire alla fine la ragione di quell’esperienza. E questo, questo crea nell’uomo – nell’ego – un’apertura di mente. Un’apertura di mente, cioè il primo passo o il primo movimento della sua coscienza verso quella che io chiamo intimità con la fonte. Se volete sperimentare l’intimità con la fonte, un giorno o l’altro dovrete sperimentare l’apertura della vostra mente.

Come verrà aperta la vostra mente? La fonte creerà per voi una situazione difficile; difficile a livello dell’ego animalizzato, ma relativamente facile a livello della mente risvegliata. A quel punto, sarete in grado di vivere esperienze che normalmente sono molto dolorose per l’uomo, e che per voi saranno semplicemente inquietanti. E alla fine arriverete a liberarvi dagli aspetti puramente meccanici della vostra programmazione e avere vite che hanno un fascino, cioè vite basate su un’identità invece che su una crisi d’identità.

L’intimità con la fonte è un processo creativo estremamente occulto, e quando dico occulto, intendo dire svincolato, se volete, dalle aspettative dell’ego, svincolato da ciò che l’ego vuole, svincolato dai desideri animalizzati dell’ego. È lì che si sviluppa quest’intimità e che l’uomo arriva finalmente a poter superare tutte le esperienze che la sua programmazione può proiettare su di lui, e a liberarsi karmicamente, sul piano materiale, dalle sue esperienze anteriori.

L’intimità con la fonte richiederà che l’uomo sia estremamente consapevole della fonte e che sperimenti il contatto telepatico con la fonte in una graduale diminuzione del silenzio che avvolge l’uomo e che gli impedisce di sperimentare una telepatia, e che gli fornisce piuttosto un pensiero riflessivo, soggettivo, che dà sempre l’impressione all’ego di non essere all’altezza di se stesso. Non è normale che l’uomo non si senta all’altezza di se stesso. Quindi, se non si sente all’altezza di se stesso, è perché vive in un involucro, vive in una cornice, vive nel silenzio. Vive al di fuori di questa intimità con la fonte.

E allora, i suoi pensieri riflessivi soggettivi sono troppo presenti in lui e creano in lui troppa inferiorità, troppa diminuzione della sua realtà, e lo privano della solidità necessaria per completare la sua vita sul piano materiale in modo glorioso, cioè in piena coscienza telepatica. La coscienza è un processo, non è uno stato come l’hanno cantato i mistici, come l’hanno cantato gli Orientali, come l’hanno cantato i mistici cristiani.

La coscienza è un processo evolutivo che permette a un aggiustatore di pensiero di comunicare con l’uomo al di fuori dei parametri psicologici del suo ego. A quel punto, il legame con l’uomo e la fonte è totalmente vibratorio. È totalmente il risultato del movimento della Luce, non ha più nulla a che fare col pensiero. E allora, il pensiero che l’uomo utilizzava durante l’involuzione per darsi dei punti di riferimento all’interno della sua esistenza, scompare sempre di più.

E alla fine l’uomo non ha più bisogno di tanta memoria materiale per agire in modo creativo; è in grado a livello psichico di manifestare questa coscienza, questa energia, in modo creativo, senza bisogno di riflettere costantemente per sapere. Ma questo richiede intimità. Nello sviluppo dell’intimità, uno dei grandi problemi che l’uomo conoscerà nel corso dell’evoluzione, è che, come ego, ha difficoltà a immaginarsi che degli Esseri di Luce possano avere tanto controllo su di lui, in altre parole, che egli possa essere tanto abitato.

E tutto ciò è dovuto al fatto che durante l’involuzione siamo stati manipolati per credere al libero arbitrio, e questo credere al libero arbitrio, che è il risultato di un pensiero filosofico legato ai sensi, ci ha permesso di sviluppare l’illusione dell’ego, ma ha anche negato all’uomo la possibilità, l’opportunità di stabilire un legame intimo con la fonte. Perché un uomo cosciente della fonte non ha più bisogno di libero arbitrio, perché sa benissimo che la libertà è più grande dell’illusione soggettiva di quella libertà che fa parte dell’identità o della crisi di identità dell’ego nell’incarnazione materiale!

Per sviluppare un’intimità con la fonte, l’uomo sarà quindi obbligato, col tempo, a sospendere la sua consapevolezza del libero arbitrio, e realizzare che il libero arbitrio è un’illusione dell’ego. E finché non si renderà conto di questa illusione, ne sarà vittima, perché quando credete al libero arbitrio, credete a un certo numero di cose. Innanzitutto, credete di essere responsabili di ciò che vi accade, credete che ciò che accade nella vostra vita faccia parte dei vostri fallimenti o dei vostri successi. Credete di essere degli esseri intelligenti, credete di avere successo perché siete fortunati.

E tutti questi elementi sono illusori perché l’uomo, di per sé, non è intelligente, lo diventerà. Ha certamente una certa facoltà intellettuale che chiamiamo intelligenza meccanica, razionale, ma questa facoltà si basa sulla sua capacità di mantenere molto piene le riserve della sua memoria. È ovvio che, se avete una grande memoria, avrete più facilità intellettuale di altri.

Tuttavia, la memoria sarà per voi una trappola domani, e vi impedirà di sperimentare l’intimità con l’aggiustatore di pensiero, perché per avere l’intimità con un aggiustatore di pensiero o un essere di luce, l’uomo deve avere un minimo di memoria, cioè la memoria deve poter essergli ritirata se necessario, in modo che lui non basi la sua saggezza o la sua conoscenza su ciò che pensa di sapere, ma basi la sua saggezza o la sua conoscenza su ciò che sarà canalizzato attraverso di lui, quando il contatto telepatico si manifesterà nella sua esperienza.

Si tratta quindi di un’esperienza psicologica molto diversa, di un modo molto diverso di vedere e di essere. E quando l’uomo sarà in grado di vivere questa esperienza, sarà molto intimo con l’aggiustatore di pensiero. E in quel momento, la coscienza prepersonale di quell’essere creerà in lui uno stato di coscienza in cui non si sentirà più l’ego dell’uomo, perché i conflitti sul piano materiale tra uomini e donne o tra uomini e uomini, e tra donne e donne, sono conflitti di personalità, conflitti di ego.

E il problema dell’ego si manifesta tanto a livello personale quanto a livello delle nazioni. C’è l’ego americano che è in lotta con l’ego cinese, semplicemente in termini di aerei che si schiantano l’uno contro l’altro nel Mar della Cina. Tutto, in politica e nella vita personale, è il risultato di conflitti tra ego. Se gli uomini non avessero conflitti di ego, se le donne non avessero conflitti di ego con gli uomini, le relazioni personali tra uomini e donne sarebbero allora molto facili.

Le relazioni tra uomini e uomini, tra donne e donne e tra governi sarebbero molto facili. Il problema dell’ego è quindi molto grave sulla Terra, e sta diventando sempre più grave perché l’ego dell’uomo si sta cristallizzando. Si sta cristallizzando a un punto che l’orgoglio intellettuale diventa sempre più virulento. Ecco perché c’è sempre più violenza psicologica nel mondo.

Ci sono sempre più scontri, sia a livello individuale che nazionale, l’ego delle nazioni, l’ego degli ebrei contro l’ego dei palestinesi! E se il problema dell’ego degli ebrei e dei palestinesi non viene risolto con una guerra o con un accordo intelligente, alla fine ci sarà uno schianto, ci sarà distruzione. Lo stesso vale per gli americani e i cinesi: alla fine il conflitto tra i loro « ego » deve essere risolto. E perché ciò avvenga, è necessario un certo livello di coscienza.

È ovvio che gli uomini non svilupperanno una coscienza sovramentale nel ventesimo secolo, questo è certo, né nel ventunesimo secolo, questo è certo, perché si tratta di un nuovo processo evolutivo che richiederà migliaia di anni. Tuttavia, ci sono degli uomini che sul piano individuale, svilupperanno una coscienza sovramentale. Ma a livello di nazioni, di società, di umanità, c’è molto lavoro da fare. E nel frattempo, beh, c’è sempre il sostegno degli sforzi spirituali, degli esseri spirituali nel mondo la cui missione sul piano materiale è quella di aiutare l’evoluzione delle relazioni umane.

Ed è lì che queste forze spirituali sono importanti nella vita, è lì che le religioni sono importanti per l’umanità, è lì che le scienze spirituali sono importanti per l’umanità. Ma io non parlo per l’umanità, parlo per l’uomo. L’uomo individualizzato, l’uomo che ha risolto il problema della crisi d’identità, l’uomo che non ha più crisi d’identità, l’uomo che conosce se stesso, l’uomo che sta bene nella sua pelle, l’uomo che non ha più alcuna autorità al di fuori di sé, l’uomo che non ha più bisogno di alcuna autorità al di sopra di sé, l’uomo integrale. Non l’uomo della quinta razza-radice, ma l’uomo della sesta razza-radice, il Sovrauomo!

In altre parole, l’uomo che è al di sopra delle leggi karmiche planetarie della programmazione umana, quest’uomo sta arrivando, ma non è, è in evoluzione. L’uomo scoprirà un giorno che non c’è finitudine per la conoscenza o l’apprendimento, la conoscenza non ha fine. Ma perché l’uomo sappia che la conoscenza non ha fine, perché abbia accesso a questa infinità, deve sperimentare la grande intimità con l’aggiustatore di pensiero. Perché? Perché quando l’uomo ha a che fare con la conoscenza, in altre parole quando ha a che fare con l’infinità, quando l’uomo diventa, in altre parole, creatore, è obbligato ad ammettere, a livello psichico del suo essere, a livello della sua coscienza, a livello della creatività, è obbligato ad ammettere che non ci sono limiti alla conoscenza.

E questo non è facile per un ego che riflette, perché un ego che riflette è costretto a darsi un limite al sapere, perché per sentirsi, per sentire la propria realtà, è costretto a sentire un po’ i propri limiti. E questo è il problema dell’ego che riflette, è il problema del pensatore che riflette, fu il problema dell’involuzione, fu il problema delle religioni, il problema di tutti gli uomini che, durante l’involuzione, hanno cercato di identificare la propria Luce attraverso la forma-pensiero.

Un uomo non può identificare la propria Luce attraverso la forma-pensiero, perché la forma-pensiero è un modello di esecuzione della Luce. Il pensiero è solo un recipiente per contenere l’acqua. Il pensiero in sé, non ha alcuna realtà. [FINE].


Bernard de Montreal