Se la verità nascosta della nostra nascita nella Materia è un rivelarsi dello Spirito sulla terra, se ciò che è avvenuto nella Natura è fondamentalmente un'evoluzione della coscienza, allora l'uomo così com'è non può costituire il termine ultimo di tale evoluzione, essendo egli espressione troppo imperfetta dello Spirito, ed essendo la Mente una forma e uno strumento troppo limitati. La Mente è soltanto un termine intermedio della coscienza, l'essere mentale può essere soltanto un essere di transizione. Perciò, se non sarà capace di oltrepassare lo stato mentale, l'uomo verrà superato dal manifestarsi di un Sopramentale e di una sovraumanità che prenderanno la guida della creazione. Se la mente umana sarà invece in grado di aprirsi a ciò che la supera, allora non ci sarà motivo che non sia l'uomo stesso ad arrivare allo stato sopramentale o che non possa almeno prestare la propria mente, la propria vita e il proprio corpo all'evolversi di questo termine superiore dello Spirito e al suo manifestarsi nella Natura.
SOTTO IL SEGNO DEGLI DEI
[...] Tutti hanno sempre sperato che scienza e coscienza riunite ci avrebbero portati ad un'umanità migliore e ad una vita più armoniosa. Ma la vita non si cambia coi miracoli, si cambia con gli strumenti. E noi abbiamo un solo strumento: la mente. Sono le nostre idee ad organizzare le scoperte della scienza. Perciò, a voler guardare con occhio sgombro il futuro, senza lasciarci ingannare dalle circostanze nè dagli apparenti trionfi del momento - altri trionfi hanno preceduto quelli d'oggi: a Tebe, ad Atene, a Babilonia -, vale la pena di osservare un po' da vicino il nostro strumento, la Mente. Perchè da quel che essa è dipende il nostro futuro. In effetti tutto sembra predisposto perchè le idee più belle, i piani creativi più alti, i più puri atti d'amore vengano automaticamente sfigurati, contraffatti, insudiciati, appena calano nella vita. Non c'è niente che arrivi giù puro. Mentalmente abbiamo già inventato le ricette più mirabili; ma la vita non ne ha mai voluto sapere. Quarant'anni dopo Lenin, per limitarci alla presente civiltà, che cosa resta degli ideali comunisti? Che rimane di Cristo sotto il cumulo dei dogmi e degli anatemi? Socrate è stato costretto ad avvelenarsi e Rimbaud a fuggire in Abissinia. Sappiamo bene che fine hanno fatto i falansteri della nonviolenza. I Catari sono finiti sul rogo. E la storia gira su se stessa come un Moloch. Magari siamo noi il trionfo finale dopo tanti fallimenti; ma di quali altri trionfi non siamo il fallimento? E' una cronologia di vittorie o di sconfitte, la nostra? La sostanza della vita sembra irrimediabilmente deformante: tutto viene sepolto come dalle sabbie d'Egitto, tutto si livella al gradino più basso, come per una irresistibile 'gravitazione verso il fondo'. E' chiaro che la Mente non è in grado di far mutare in modo radicale la natura umana. Potremo cambiare le istituzioni umane all'infinito, ma l'imperfezione finirà sempre per mandare in pezzi le nostre istituzioni... Ci vuole un altro potere, che non solo sappia resistere a questa gravitazione verso il fondo, ma vincerla.
Ma anche se le nostre idee potessero calare intatte nella vita, potrebbero al massimo trasformarla in una caserma - magari in una caserma santa, confortevole, pia, ma pur sempre caserma: perchè la Mente sa fabbricare solo dei sistemi e in quei sistemi vuole rinchiudere tutto. Alle prese con la vita, la Mente diventa empirica e dottrinaria; afferra un brandello di verità, un goccio d'illuminazione divina, e ne fa una legge uguale per tutti - confonde l'Unità con l'uniformità. E anche quando capisce che la diversità è forse necessaria, nella pratica è incapace di gestirla, perchè la Mente è in grado di gestire soltanto ciò che è invariabile e finito, mentre il mondo scoppia di un'infinita varietà. Anche le idee sono parziali e insufficienti, il loro trionfo è certamente assai limitato; ma se per caso s'imponessero, il loro completo successo sarebbe tuttavia deludente, perchè non rappresentano la totale verità della vita e di certo non riuscirebbero a gestire la vita nè a renderla migliore. La vita sfugge alle formule e ai sistemi che la nostra ragione le impone; si rivela troppo complessa, troppo colma d'infinite potenzialità per lasciarsi tiranneggiare dall'arbitrario intelletto umano... Le radici della difficoltà stanno nel fatto che la vera base di tutta la nostra vita e della nostra esistenza, all'interno come all'esterno, è qualcosa che l'intelletto non potrà mai controllare: l'Assoluto, l'Infinito. Dietro a qualunque cosa nella vita c'è un Assoluto verso cui a modo suo essa è protesa; mentre tutto ciò che è finito si sforza di esprimere un Infinito percepito come propria reale verità. Per di più non soltanto ogni classe, ogni tipo, ogni tendenza della Natura è costretta a cercare a suo modo la propria verità; ma ogni individuo vi apporta le proprie varianti. Perciò non esiste soltanto un Assoluto in sè, un Infinito in sè che guarda la propria espressione in tante forme e tendenze; ma esiste anche un principio di potenzialità con varianti infinite assolutamente sconcertanti per l'intelligenza razionale: perchè l'intelletto è in grado di amministrare soltanto ciò che è invariabile e finito. Nell'uomo questa difficoltà tocca il suo acme. Infatti l'uomo non soltanto ha possibilità illimitate, non soltanto ognuno dei suoi poteri e tendenze ricerca a suo modo il proprio assoluto ed è perciò insofferente di ogni rigido controllo da parte della ragione; ma le gradazioni, metodi, combinazioni di tali poteri variano da individuo ad individuo. Quindi ogni uomo appartiene non solo alla comune umanità, ma anche all'Infinito che è dentro di lui; ogni uomo è perciò unico. Questa essendo la realtà della nostra esistenza, la ragione intellettuale e la volontà intellettiva non sono in grado di gestire sovranamente la vita, anche se al momento attuale esse possono ancora essere il nostro più affinato strumento e hanno comunque avuto suprema importanza e utilità nella nostra evoluzione [...]
CONTINUA..
A cura di Fabbri Marco
Tratto dall'Avventura della Coscienza - Ed. Mediterranee
Ma anche se le nostre idee potessero calare intatte nella vita, potrebbero al massimo trasformarla in una caserma - magari in una caserma santa, confortevole, pia, ma pur sempre caserma: perchè la Mente sa fabbricare solo dei sistemi e in quei sistemi vuole rinchiudere tutto. Alle prese con la vita, la Mente diventa empirica e dottrinaria; afferra un brandello di verità, un goccio d'illuminazione divina, e ne fa una legge uguale per tutti - confonde l'Unità con l'uniformità. E anche quando capisce che la diversità è forse necessaria, nella pratica è incapace di gestirla, perchè la Mente è in grado di gestire soltanto ciò che è invariabile e finito, mentre il mondo scoppia di un'infinita varietà. Anche le idee sono parziali e insufficienti, il loro trionfo è certamente assai limitato; ma se per caso s'imponessero, il loro completo successo sarebbe tuttavia deludente, perchè non rappresentano la totale verità della vita e di certo non riuscirebbero a gestire la vita nè a renderla migliore. La vita sfugge alle formule e ai sistemi che la nostra ragione le impone; si rivela troppo complessa, troppo colma d'infinite potenzialità per lasciarsi tiranneggiare dall'arbitrario intelletto umano... Le radici della difficoltà stanno nel fatto che la vera base di tutta la nostra vita e della nostra esistenza, all'interno come all'esterno, è qualcosa che l'intelletto non potrà mai controllare: l'Assoluto, l'Infinito. Dietro a qualunque cosa nella vita c'è un Assoluto verso cui a modo suo essa è protesa; mentre tutto ciò che è finito si sforza di esprimere un Infinito percepito come propria reale verità. Per di più non soltanto ogni classe, ogni tipo, ogni tendenza della Natura è costretta a cercare a suo modo la propria verità; ma ogni individuo vi apporta le proprie varianti. Perciò non esiste soltanto un Assoluto in sè, un Infinito in sè che guarda la propria espressione in tante forme e tendenze; ma esiste anche un principio di potenzialità con varianti infinite assolutamente sconcertanti per l'intelligenza razionale: perchè l'intelletto è in grado di amministrare soltanto ciò che è invariabile e finito. Nell'uomo questa difficoltà tocca il suo acme. Infatti l'uomo non soltanto ha possibilità illimitate, non soltanto ognuno dei suoi poteri e tendenze ricerca a suo modo il proprio assoluto ed è perciò insofferente di ogni rigido controllo da parte della ragione; ma le gradazioni, metodi, combinazioni di tali poteri variano da individuo ad individuo. Quindi ogni uomo appartiene non solo alla comune umanità, ma anche all'Infinito che è dentro di lui; ogni uomo è perciò unico. Questa essendo la realtà della nostra esistenza, la ragione intellettuale e la volontà intellettiva non sono in grado di gestire sovranamente la vita, anche se al momento attuale esse possono ancora essere il nostro più affinato strumento e hanno comunque avuto suprema importanza e utilità nella nostra evoluzione [...]
CONTINUA..
A cura di Fabbri Marco
Tratto dall'Avventura della Coscienza - Ed. Mediterranee


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