martedì 15 febbraio 2011

IL CAMBIAMENTO (parte seconda) LA METAFISICA DELLA CELLULA

LA TRAGEDIA DELLA TERRA

Non che si debba esser degli astuti veggenti per
capire che il nostro pianeta sta attraversando una
fase particolarmente delicata, pericolosamente
transitoria; ogni governo si spertica in promesse e
speranze per un futuro più vivibile, ma il risultato
è sempre lo stesso: “corruzione dilagante, violenza
spesso senza freno e conseguente sfiducia verso le
istituzioni”, le quali dovrebbero perlomeno mantenere
il controllo di questa pseudo democratica comunità
d'insieme!
Ma quella Società siamo noi, noi lo specchio dei
nostri dilemmi! L'uomo sembra sfuggire a se stesso,
alla propria opportunità a migliorarsi, a
superarsi... L'uomo corre, corre, ma stenta a
guardarsi dentro, non matura dai propri errori, anzi,
ritiene superfluo osservarsi nel problema. Abbiamo
trascorso migliaia di anni a fidarci del nostro
potere evolutivo antropomorfo, e così si continua..,
maturando sempre più l'ideale della nostra identità
separata!
Piccolo pover uomo; il suo dolore riecheggia in
ogni anfratto terrestre, la sua impotenza, la sua
frustrata ambizione, navigata ed approdata nei sette
mari, comincia ad esser stanca di dimenarsi! In
qualche maniera chiede aiuto, questa disperata forma
di dipendenza da se stesso..
Dopo aver valutato ogni singola disfatta, l'homo-sapiens,
circoscritto dai propri fantasmi, dalle
proprie collaudate sconfitte, grida a piena voce la
propria impotenza verso ciò che si dimostra sempre
più inutile o quantomeno poco originale per fini
evolutivi! 

L'essere umano – per come lo intendiamo
oggi – sembra arrivato ad un bivio, ad un incrocio
fatidico: dove la drammaturgia di una terra dilaniata
da un sempre più stolto auto-esaminarsi, non concede
altro che materiale già visto, la disamina di un
paradosso materialistico!
Siamo così pregni del nostro esaminare, che neanche
ci accorgiamo della nostra cecità! Il nostro voler
'vedere' a tutti i costi, non ha fatto altro che
sensibilizzare il microscopio, cioè disporre l'atomo
alle sue leggi irrefutabili e scientifiche! Ma la
materia è già stata sondata a sufficienza con questi
parametri, ha già dimostrato alla separata visione di
uno sguardo deterministico, i suoi limiti.
L'uomo si pone tra l'altro un falso problema, pensa –
quasi senza interiorizzarsi – che la visione
antropologica del mondo sia fine a se stessa, in
qualche modo stagna; valuta l'apparato mentale come
qualcosa di inscindibile dal resto del corpo; a ben
vedere, l'otre\corpo sembra apparir conseguente alla
mentalizzazione tramite il visivo.!
Ciò determina enormi limiti evolutivi, imprigionando
(nello spirito visivo) l'opportunità di valutare la
Materia nella sua essenza! A riprova di questo
inedito tragitto evolutivo, dobbiamo però poter
ridimensionare la nostra posizione centripeta, il
nostro ordine personale.
Senza scadere in fuorvianti concetti elucubratori, e
senza drammatizzare ulteriormente un concetto ancora
solo mentale, abbiamo il dovere di capire una simile
posizione d'apertura; l'uomo si ritiene
indispensabile proprio perchè valuta se stesso da un
punto di vista autoreferenziale!
Forse è più semplice se ci chiediamo: “Se io vedo
quell'albero in quel modo, è poi tutto quello che va
visto?”. Ancora meglio sarebbe: “Posso vedere di più
se smetto di guardarlo.?!”. Il falso problema sta
proprio qui, nel convincersi che lo strumento visivo
sia onnipotente, in quanto legato all'apparato
fisico; lo strumento fisico a sua volta cadrà nello
stesso inganno, come quello mentale, come quello
vitale etc..
Ma 'capire' questo, per chi non ha un approccio
fortemente intuitivo con il proprio 'sentire', non
deve risultare semplice! Ci costringe a passare ad
un'altra fase, ad una fase identificativa! Qui non si
tratta più di capire mentalmente (schiavi dei propri
determinismi, delle solite leggi causa-effetto), ma
di concedere alla Possibilità umana uno slancio
identificativo verso la materia circostante! Tutto
questo, partendo dal nostro corpo!
Tramite Esso, e soltanto attraverso questa necessità
fisiologica di cambiare, potremo davvero comprendere
i nostri limiti evolutivi. Il corpo come Tempio
evolutivo, come coscienza terrestre biologicamente
interattiva!

IL PARADOSSO DIVINO
“Lo Spirito guarderà attraverso gli occhi della
Materia... e la Materia rivelerà l'aspetto dello
Spirito”
Sri Aurobindo – Savitri

Con questo semplice aforisma, ci viene svelato un
grado armonico superiore, che certamente affascina,
ma che ancora non riesce ad attecchire proprio per il
nostro innato scetticismo, proprio per il nostro
continuo ricadere nella sola ed unica parte che i
nostri occhi\telescopio riescono a vedere: quella
della Scienza!
Le leve dunque ci vengono date (la coscienza
terrestre è stabilita), ma dobbiamo potercene
servire, dobbiamo accorgerci che ne siamo in
possesso. Niente potrà esser cambiato attorno a noi,
nell'ambiente circostante, sino a quando la Morte non
sarà cambiata... e per capire meglio questo passo
vorrei citare una frase a me particolarmente cara di
Satprem (testimone spirituale di Mère e Aurobindo):
“ […] Per l'uomo, la realizzazione suprema, è la
comprensione: consiste nel comprendere le cose. Per
la Coscienza di Verità (la Coscienza futura - per
intenderci), la realizzazione è il Potere, la volontà
creatrice.. La realizzazione di domani..! Ma
attenzione! Quella Coscienza, ancora sconosciuta, non
è posizionata là in alto, nel mondo del superintelletto;
essa è al contrario situata nell'altro
lato delle cose, nel fondo del corpo, all'estremità
degli inferi, delle tombe umane... Nel brodo
primordiale! […]”
La Morte quindi non tanto come 'fatto inderogabile',
ma la Morte come faro evolutivo. Il rispetto per
questo inquietante sostantivo, non deve comunque
inibire le nostre volontà trasformatrici, tuttaltro!
L'energia stessa che sprigionano certe parole, certi
pensieri, subisce nel corpo stesso una sorta di
trepidazione cellulare, proprio come conseguenza
all'insensatezza del nostro indagare. E' la nostra
concezione mentale che è sbagliata; ciò che va
sondato è situato negli inferi o se preferite, non è
la vita che dobbiamo capire e guarire, ma la morte
nella sua forma meno collaudata: il problema nella
Morte, non è quello di esser compresa, analizzata..
ma vissuta! E per fare questo dobbiamo – non tanto
scendere a patti con Lei - ma, analizzando (e
sopravvivendo) il simbolo che rappresenta, affrontare
ogni spiacevolezza come qualcosa che ci porta a
cambiare.
E' finito il tempo della 'routine'; il tempo della
vecchia Evoluzione non ha più nulla da svelare, forse
perchè anche qui non ha fatto altro che costruire
paradossi su paradossi: innalzando barriere su
barriere, invece che togliere le nostre tanto
osannate certezze mentali.
L'insofferenza umana è da sempre collegata al grado
di adattamento fisico all'ambiente, alle capacità di
'resistere' alle intemperie planetarie; oggi siamo
maturi ad una nuova visione d'insieme, la quale,
proprio tramite il rispetto delle nostre sensazioni,
aperte ad un ambiente mai in realtà ostile, offre al
nostro potere cellulare una nuova capacità di
armonizzarci al corpo-terra!
Non sono quindi gli stimoli che mancano, manca la
Volontà nell'uomo, manca quell'esproprio all'inerzia
che rende così drammatica la vita che ci circonda.
Una vita che passa tutto il tempo ad osservarsi, che
ricicla se stessa nelle sue forme più reattive, non è
una vita che diviene, ma un'abitudine che protegge se
stessa: autoreferenziale appunto! L'ego è stato molto
utile in un lontano passato, probabilmente per
proteggere un corpo-materia più cosciente ed in grado
di evolvere autonomamente; oggi la coscienza separata
promette cose che non può più mantenere, innalzando
lo stato vibratorio del pianeta in maniera assurda ed
irresponsabile. L'uomo deve solo uscire dall'ipnosi
che lo lega a voler dominar la materia. All'uomo
manca solo la Volontà di afferrare il 'per' nel
'contro'!

Fabbri Marco

giovedì 3 febbraio 2011

IL CAMBIAMENTO - Nuove realtà (Parte prima-L'uomo Robot)


In quanto esseri umani, la nostra grandezza sta non tanto nell'essere in grado di rifare il mondo - è questo il mito dell'era atomica - quanto piuttosto nell'essere in grado di rifare noi stessi.
Mahatma Gandhi

Chi mi conosce più in profondità, sa che non amo particolarmente render omaggio ad un personaggio come Gandhi; uno dei motivi meno suggestivi, ma certamente più convincenti per questo collocamento iconoclasta, deriva dall'imposizione storico-temporale, in cui tutti i personaggi storici hanno avuto una collocazione. Ecco, se valutiamo la frase in questione e la screditiamo dalla sua valenza storico\interpretativa, già possiamo accoglierla ben più meritoriamente, nella sua libertà meno costretta: nel suo calore educativo! Quindi, dimenticate Gandhi in quanto personaggio, ma tenete il valore che il suo messaggio promette...
Lo sguardo attento verso qualcosa che sempre più richiede un'attenzione vigile al 'reale', alle sue diramazioni più menzognere, spesso ci confonde l'identità: ci rivela i limiti di ciò che pensiamo reale.
A tal punto accade questo, che il respiro libero del nostro esistere, viene sempre più spesso scosso nella sua origine. Abbiamo dunque perso la bussola, o semplicemente abbiamo sbagliato strada?
Ecco, qualche spunto perchè si possa non riflettere a vuoto, ci viene in soccorso nelle seguenti argomentazioni, tratte da testi sempre più informativi, sempre più adeguati al nostro tempo; forse in quest'azione cosciente, possiamo provare ad aggiornare il nostro data-base morale, che tanto desidera autocelebrarsi, con un passato che ci coinvolge solo in quanto esseri separati!


Ci sono molte trappole nella realtà per distogliere gli esseri umani dalla Svolta e sintonizzarli esclusivamente nelle profondità della paura e del conflitto. Per esempio, la paura di catastrofi climatiche, insieme alle guerre manipolate e ad altri disastri che sono previsti, sono stati usati per vendere la bugia della "Fine dei Tempi". [...] 

L'INCRINARSI DELLA REALTA' 
[...] Sistemi di credo a bassa densità che dominano la percezione umana - paura, depressione, divisione, razza, religione, politica, il ' noi e loro' - portano le persone a leggere solo una piccola parte di Tutte le Possibilità. La Paura è la più limitante tra questi sistemi di credenze e stati dell'essere, perchè provoca un 'congelamento' vibrazionale e induce a ritirarsi in un guscio vibrazionale denso. Da qui si leggono solo quei campi, all'interno di Tutte le Possibilità, che vibrano all'interno della densità rappresentata dalla paura. In questo modo ci attiriamo ciò che ci fa paura e realizziamo in noi uno stato di depressione leggendo quei campi  che si manifestano come esperienze che contribuiscono a deprimerci ulteriormente. Se credete che il bicchiere sia mezzo vuoto, lo sarà. Noi creiamo la nostra realtà sulla base di ciò in cui crediamo, consciamente e inconsciamente. Infatti, potrebbe sembrare che, a livello conscio, crediamo in qualcosa in particolare, ma spesso le cose stanno diversamente a livello inconscio. Possiamo averne prova osservando persone apparentemente ottimiste e fiduciose che in realtà sono consumate da atroci dubbi su se stesse non appena si oltrepassa la soglia della coscienza. Questa percezione o codifica di campi di possibilità può anche essere espressa da ciò che io chiamo 'magnetismo vibrazionale' in cui l'energia attrae a sè ciò che vibra in maniera simile. Chiamiamo queste energie persone, luoghi, mestieri, relazioni, esperienze e così via. quando ci apriamo a un livello di Consapevolezza più alto, la matrice di energia che dà origine a ciò che chiamiamo la nostra "vita" inizia a venir meno e a cambiare.
Questo deve riflettersi nel mondo 'esterno' (decodificato) di persone, luoghi, mestieri, relazioni ed esperienze. Poichè l'interno cambia, anche l'"esterno" subisce un cambiamento di riflesso. Ce ne accorgiamo quando la vita che conoscevamo va esaurendosi, ma ciò che sta accadendo è che stiamo irrompendo in una realtà nuova e quindi in una nuova esperienza di vita. Se fate sempre ciò che avete sempre fatto, otterrete ciò che avrete sempre ottenuto. Dobbiamo provare a fare cose nuove, o cambiare quello che siamo, per cambiare ciò che ci circonda. Può sembrare spiacevole, spaventoso, ma è soltanto un accantonare la vecchia matrice perchè se ne formi una nuova. Qualcosa di simile sta accadendo adesso nel mondo quando osserviamo, spesso con orrore, lo sgretolarsi delle vecchie costruzioni. [...] E' il tempo di fare tutti delle scelte. Una scelta può essere quella di continuare a credere nell'illusione nel tentativo di trovare sicurezza in ciò che è familiare. In questo caso proveremo a resistere al fiume che scorre cercando di stare dritti in piedi mentre l'acqua fluisce sempre più veloce e noi diventiamo sempre più esausti, ansiosi e paurosi. Un'altra scelta possibile è quella di aprire i nostri cuori e la nostra mente, distenderci, rilassarci e fluire dove ci porta l'energia; o piuttosto, dove ci portiamo manifestando un'altra realtà. La differenza tra questi due stati è la scelta tra seguire la mente-computer o la Consapevolezza Infinita. In altri termini la differenza tra pensare e sapere.

NON PENSATELO - SAPPIATELO
Quanto spesso in vita vostra avete scoperto che ciò che sentite di fare e ciò che pensate di fare sono in contrasto? [...]
L'intuizione soccombe quasi sempre, una volta che il corpo computer vi spinge nell'area della realtà. Perchè? Il programma ci tormenta sin dalla nascita e la ripetizione è la forma più efficace di controllo delle percezioni. Voi comprendete la realtà corpo-computer e la sua 'logica' perchè ci avete convissuto a lungo. Quando si dice che se seguite l'intuito A, B o C ne saranno le conseguenze, l'ansia, il senso di colpa e la paura che seguono bastano per mettere a tacere le sollecitazioni dell'intuito. "Mi piacerebbe farlo, ma..." è la classica linea di confine che si supera prima di ritornare al "vero" mondo della "responsabilità" materiale. Sì, dobbiamo sempre essere "responsabili", il che si traduce nell'essere sottomesso. Il corpo-computer è supportato nel suo obiettivo di mettere a tacere la nostra intuizione da altri computer unitisi per proteggere la loro superiorità. Questi altri computer portatili li chiamiamo amici, genitori, colleghi, e i loro programmi di robotica emettono dati di software come: "Non farlo, che ne sarà del tuo lavoro?"; "Non farlo, che ne sarà della tua famiglia?"; "Non puoi farlo, cosa penseranno i vicini?"; e "Non puoi farlo per tutta una serie di ragioni che adesso non mi vengono in mente, ma dammi un po' di giorni e ti dirò". Sentite dire queste cose da vostra madre, da vostro padre, da sorelle e fratelli, da computer di destra e di sinistra, da computer ambientalisti, da insegnanti-computer, da dottori -computer, da mezzi d'informazione-computer, da Cristiani-computer, da Ebrei-computer, da Musulmani-computer etc... La vita viene vissuta come una diramazione di un mondo computer. La realtà concepita a livello di computer non vuole che le vostre percezioni cambino una volta che ha il controllo pressochè totale sulle cose. Il corpo-computer vuole che vi serviate del sistema perchè esso stesso è il sistema. E' stato programmato per servire questa costruzione. Se vi fermate a pensare a ciò che il vostro intuito vi sta dicendo, la conclusione sarà invariabilmente che il computer lo sa meglio di tutti.[...]
La Consapevolezza Infinita ci parla attraverso l'intuizione e il sapere perchè essa è Sapere Completo. Non ha bisogno di pensare o di elaborare le cose perchè sa già. Pensare è accettare che non possedete la Conoscenza Completa e questo basta a chiudervi nella realtà-computer. [...]

COLORO CHE CREDONO SOGNANDO AD OCCHI APERTI
Il corpo-computer è in effetti progettato per aprire i canali d'intuizione a una maggior consapevolezza, ma la manipolazione sistematica dei nostri pensieri e delle nostre percezioni ci preclude la possibilità di usufruire di questo vantaggio. Esiste un ciclo corporeo chiamato risposta-pausa ultraradiante, o ciò che potremmo altrimenti chiamare "Tempo d'Intuizione". Più precisamente si tratta di un Non-Tempo d'Intuizione, perchè il tempo è una illusione della realtà dei 5 sensi e non esiste nel regno in cui domina l'intuizione. 
 "Senti di perdere concentrazione in certi momenti del giorno? Forse deriva da un improvviso, leggero attacco di fatica o da una insidiosa confusione mentale. Tutto un tratto ti senti scoraggiato. Non riesci a smettere di sbadigliare o sospiri. Magari ti ritrovi a fissare fuori dalla finestra, la tua mente lontana anni luce dal lavoro che hai per le mani. Se qualcuno ti rivolge la parola, il suono della sua vocee ti fa sobbalzare. Oppure non capisci cosa ti è stato detto e chiedi al tuo interlocutore di ripetere".
Questi sono tutti segni che il corpo sta entrando nella fase risposta-pausa ultraradiante, sostiene il dottor Nadel, e lo schema si ripete ogni 90 min. circa. Nadel sostiene che ci sono dei momenti in cui la fisiologia corporea è meglio disposta all'intuizione in quanto quattro principali sistemi di regolazione collegano il corpo alla nostra Consapevolezza più alta. Durante questi momenti, l'emisfero destro della neocorteccia diventa dominante. Si tratta della regione creativa, intuitiva del cervello, quella che è oppressa dal sistema educativo il quale si concentra sull'assimilazione di "fatti"a spese della creatività e dell'ispirazione.
 "E' il momento in cui è più facile accedere all'intuizione, al nostro immaginario interiore. I pensieri sono più vicini all'inconscio. E' il momento in cui l'inconscio reclama più energia per sè. Se ci si allena solo a guardare e osservare senza intromettersi, si cade in ciò che è chiamato 'reverie' o stato ipnagogico, e che io chiamo semplicemente stato intuitivo".
Ignorare questi segnali carateristici della fase risposta-pausa ultraradiante, o cercare di metterli a tacere, può causare irritabilità, depressione e insofferenza. [...]
Osservando i momenti in cui irrompe questa fase, possiamo fare un uso efficace dei canali intuitivi della 'conoscenza'. Il 'fare' senza tregua e la società non ci permettono queste cose e fanno in modo che ci sentiamo colpevoli ogni volta che facciamo una pausa. Il nostro lavoro - ciò che 'facciamo' - è visto come affermazione positiva del nostro carattere. Ma se ogni volta siamo costretti a fare anzichè essere, siamo servi della parte meno alta della mente, l'intelletto, piuttosto che espressione della Consapevolezza Infinita. Permettendo a noi stessi di "essere", saremo ispirati a 'fare' cose molto più efficaci come conseguenza dell'introspezione. Quanto spesso facciamo dei passi avanti per pura intuizione e non attraverso l'intelletto? L'intuizione è poi supportata dall'intelletto e si rivela valida. Le nostre sensazioni, il nostro intuito, l'ispirazione, o ciò che chiamiamo 'conoscenza', provengono dalla Consapevolezza Infinita - e non dall'intelletto. Ho sentito spesso persone sostenere di essere sotto la doccia o in bagno quando hanno avuto questo 'pensiero' intuitivo semplicemente, senza conoscerne l'origine. [...] Questo accade per due ragioni: Primo, la Consapevolezza Infinita è Conoscenza Onniscente, quindi semplicemente sa; non ha bisogno di elaborare le cose come fa l'intelletto. In secondo luogo il tempo è un'illusione del programma Matrice dei 5 sensi, quindi la consapevolezza oltre la matrice comunica istantaneamente solo nel momento in cui esiste davvero - l'ADESSO.
Ciò che chiamiamo trasformazione è in realtà un processo di de-programmazione. Non si tratta tanto di 'apprendimento' quanto di 'dis-apprendimento. Siamo sempre stati Consapevolezza Infinita, ma la manipolazione e la programmazione ci hano impedito la comprensione.[...] Noi ci siamo incaponiti nelle nostre credenze e queste si manifestano energeticamente sotto forma di densi campi elettromagnetici, 'gusci d'uovo', come li chiamo io, che ci impediscono di vedere la luce del giorno – di connetterci con l'infinita consapevolezza che siamo, siamo stati e sempre saremo.[...]
Comprendere il potere dell'attenzione è vitale per riguadagnare il controllo dell'esperienza. Quando prestiamo attenzione a qualcosa, la nostra energia fluisce lì. Se focalizziamo la nostra attenzione su ciò che ci spaventa, quell'attenzione ci metterà in contatto energeticamente con ciò di cui abbiamo paura e lo stesso accade con qualsiasi cosa, piacevole o spiacevole. […]

ALZATEVI E NON COMBATTETE
[…] “Dobbiamo combattere la forza con la forza e il fuoco col fuoco?”Davvero? Cosa ricavate da questa situazione? Il doppio della forza e il doppio del fuoco. 'Dobbiamo alzarci e combattere'. Buona idea; così avremo due fronti che si combattono e mi sembra che questa sia chiamata guerra. 'Dobbiamo fare le guerre per fermare le guerre'. Hei, perchè non lottare altrettanto per la pace, fare una guerra per fermare una guerra, è un pensiero ambiguo e sconsiderato e, per quanto i livelli di testosterone del computer possano bramare la battaglia, è una battaglia per la quale i potenti hanno le armi giuste per vincere.[...]
E' necessario un cambiamento di coscienza oppure nulla cambierà. E come potrebbe essere altrimenti se il livello di coscienza – Consapevolezza – che ha co-creato questa prigione vibrazionale continua ad ostacolare il cambiamento? Albert Einstein disse che “i problemi non possono essere risolti allo stesso livello di consapevolezza che li ha creati”. Einstein vide giusto e tuttavia molti perseverano nell'errore. […] Il primo passo per rompere questi campi di energie che ci costringono nell'ignoranza e nella schiavitù è smettere di giudicare ogni cosa come un'azione riflessa. Aprite la vostra mente a Tutte le Possibilità. Naturalmente questo non significa accettare tutto ciò che sentite. Significa smettere di rifiutare qualcosa semplicemente perchè fa a pugni con la nostra percezione della realtà e della possibilità. Ricordate che Tutte le Possibilità significa tutto è possibile. Questo può sembrare ovvio, ma viene spesso dimenticato. Non vuol dire che, poiché qualcosa è possibile, essa debba necessariamente accadere; significa soltanto che è possibile, quindi accogliamola senza smontarla immediatamente. [...]

CANDELE NELL'OSCURITA'
Quando avviene la fase del risveglio, si spezza la prigione vibrazionale e ci si connette con più alti livelli di Consapevolezza, iniziamo ad attrarre nelle nostra vita altre persone che si trovano sulla medesima lunghezza d'onda. Esistono due modi per connettersi a questa realtà: attraverso il campo della Consapevolezza Infinita e attraverso i ricevitori trasmettitori del DNA. Entrambi possono spiegare ciò che chiamiamo 'telepatia'. Quando permettiamo a un più alto livello di Consapevolezza di entrare nel livello di realtà del computer, le trasmissione del nostro DNA iniziano a rifletterlo e noi diventiamo trasmettitori sempre più potenti di queste frequenze più alte. Questo non solo accresce il nostro potenziale di creatività e le manifestazioni di 'coincidenze', ma rende queste frequenze accessibili ad altri ricevitori di DNA per esser trovati. Le trasmissioni attraverso il DNA di chi si è 'risvegliato' possono avere luogo a livello del computer, senza che sia necessaria un'apertura e l'accesso alla Consapevolezza Infinita. È come nell'esempio di risonanza simpatetica del violino, nel quale la frequenza più potente fa risuonare delle altre nella sua lunghezza d'onda. […]
Perchè queste energie superiori riescano ad avere effetto su questo 'mondo', esse devono essere 'fondate' sulla stessa dimensione e questo avviene se, chi ha accesso a queste alte frequenze, funge da collegamento con la realtà basata sui cinque sensi. Questa è una delle ragioni per cui chi esce dalla situazione di torpore sembra vivere grandi sfide. Le loro esperienze 'a 5 sensi' costituiscono la base, e prevengono al loro livello 'umano' di staccarsi in senso vibrazionale da coloro che essi stanno cercando di aiutare. Mentre essi sono connessi con le alte frequenze, il loro 'piedi' umani li tengono saldamente ancorati a terra per trattenervi questa energia. Molti si chiedono “cosa posso fare io, piccolo come sono?”; la risposta è che potete cambiare il mondo cambiando voi stessi. Certo, ci sono azioni 'fisiche' che dobbiamo intraprendere, ma sapremo quali sono quando avremo accesso ai livelli più alti di Consapevolezza. In questo senso non potremmo riuscire a cambiare qualcosa con lo stesso livello di consapevolezza che l'ha creata.[...]
Una volta che smetteremo di avere paura per la nostra sopravvivenza in tutte le sue forme, fisica, finanziaria, sociale, sessuale e che abbandoneremo tutte le altre paure connesse alla nostra vita, non saremo più controllati dalla mente collettiva sulla quale si basa buona parte del controllo verso di noi esercitato. La paura è il primo strumento di controllo e smettere di avere paura significa disarmare chi ci manipola. La paura è il più denso tra tutti gli stati mentali ed emotivi, e basta che si dissolva perchè venga meno anche la sua espressione energetica – il guscio d'uovo.[...]

Tratto da: LA GUIDA DI DAVI ICKE alla COSPIRAZIONE GLOBALE 
                                                      (e come fermarla)





 


 

giovedì 27 gennaio 2011

E.M.CIORAN

Perchè Cioran?
Forse proprio perchè la sua schiavitù grammaticale, il suo inebriarci tra virtuosi concetti senza tempo, rende sempre meglio l'idea di 'Faro nella notte'!
Il paradossale pensare di Cioran, riesce in qualche modo a distogliere lo sguardo affamato di chi vorrebbe sconnettersi dall'apparente, come pure a maturare un 'nuovo' e più adeguato (ma meno identificabile) senso di Fede nel lettore moderno.
Cioran và al di là della polemica fine a se stessa: ricompone l'indistruttibile! 

" Le vere donne sono quelle che ci consentono di dimenticare i problemi, le idee, le angosce universali e i tormenti metafisici. [...] Nate quasi solo per amare , esauriscono tutto il contenuto del loro essere nello slancio erotico. Amano più degli uomini e soffrono di più. Mentre l'uomo dall'amore o da una grande sofferenza ricava un pensiero o un senso di universalità, per le donne queste esperienze restano strettamente personali. Non c'è donna che soffrendo, scopra l'essenza della sofferenza, poichè queste creature sono impenetrabili all'universale. Creature eminentemente emotive, non trasformano nè trasfigurano le loro esperienze, non le vivono con un'intensità catartica e sublimatrice, ma se ne lasciano sopraffare. I loro stati d'animo non sono creativi, poichè si mantengono in una sfera puramente individuale e contingente, e come tali mancano di significato e di valore simbolico, di un senso rivelatore. [...] Se amo la donna, è perchè vicino a lei sospendo ogni pensiero e posso fare per breve tempo, l'esperienza perfetta dell'irrazionale. Accanto a una donna si dimenticano le sofferenze dello spirito, si accantonano le contraddizioni tormentose e si ritorna verso il fondo originario dell'esistenza, verso i contenuti primordiali e indivisibili che derivano, come espressioni organiche, dall'essenza irrazionale della vita. [...]"

"Dire: 'Tutto è illusorio' significa sacrificare all'illusione, riconoscerle un alto grado di realtà, anzi il più alto, laddove invece si voleva screditarla. Che fare? La cosa migliore è smettere di proclamarla o di denunciarla, di assoggettarsi ad essa pensandoci. E' di ostacolo anche l'idea che squalifica tutte le idee."

"Provate a essere liberi: morirete di fame. La società vi tollera soltanto a patto che siate successivamente servili e dispotici; è una prigione senza guardiani - ma dalla quale non si evade senza perire. Dove andare, quando non si può più vivere se non nella città pur non avendone gli istinti, e quando non si è nè tanto intraprendenti da mendicare nè tanto equilibrati da dedicarsi alla saggezza? Alla fin fine, si rimane lì, come tutti, fingendo di affacendarsi; ci si decide a questo passo estremo grazie alle risorse dell'artificio, dato che è meno ridicolo simulare la vita che viverla."

"La coscienza è penetrata ovunque, e si è insediata fin dentro il midollo; perciò l'uomo non vive più nell'esistenza, ma nella 'teoria' dell'esistenza... Colui che, lucido, si comprende, si spiega, si giustifica, e domina i propri atti, non farà mai un gesto memorabile. La psicologia è la tomba dell'eroe."

"La decadenza non è che l'istinto diventato impuro sotto l'azione della coscienza"

E.M.Cioran





mercoledì 19 gennaio 2011

AL DI LA' DI NOI..

LA COSCIENZA DELLA VERITA’

[…] Potremmo dire così (per esprimermi più facilmente li chiamerò ‘il Supremo’ e ‘il creato’). Nel Supremo c’è un’unità che contiene tutte le possibilità perfettamente unite, non differenziate. Il creato proietta per così dire tutto ciò che compone questa unità dividendolo in opposti, cioè separando (ecco cosa aveva afferrato chi aveva detto che il creato è separazione), separando ad esempio il giorno dalla notte, il nero dal bianco, il male dal bene, eccetera (questo è il nostro modo di spiegarlo). Mentre nell’insieme tutto ciò forma una perfetta unità, immutabile e… indissolubile. Il creato è invece separazione di tutto quello che ‘compone’ quest’unità – potremmo chiamarla divisione della coscienza, una divisione della coscienza che parte dall’unità cosciente della sua unità per arrivare all’unità cosciente della sua molteplicità NELL’UNITA’. È proprio questo tragitto che per noi – che siamo frammenti – si traduce in tempo e spazio. Per noi come siamo, ogni punto di questa Coscienza può essere cosciente di sé e INSIEME cosciente dell’Unità originaria. È questo il lavoro che sta andando avanti: cioè ogni elemento infinitesimale di questa Coscienza sta ritrovando, sempre mantenendo il proprio stato di coscienza, lo stato di coscienza originaria totale. E il risultato è la Coscienza originaria cosciente della propria unità e, IN PIU’ cosciente di tutto il gioco: cioè di tutti gli innumerevoli elementi di questa Unità. E questo per noi si traduce nel senso del tempo: andare dall’Inconscio fino a quello stato di Coscienza lì. E l’inconscio è la proiezione dell’Unità primigenia (se possiamo dir così: sono tutti termini assolutamente idioti), dell’Unità essenziale cosciente solo della propria Unità: ecco cos’è l’Inconscio. Il quale diventa sempre più cosciente in esseri che sono coscienti della loro esistenza infinitesimale e CONTEMPORANEAMENTE – attraverso quel che chiamiamo progresso, evoluzione o trasformazione – che diventano Coscienti dell’Unità originaria. Come l’ho vista io, era la spiegazione di tutto. Le parole non valgono niente. Era la comprensione di tutto, TUTTO, dalla cosa più materiale alla più eterea: una visione chiara, chiara, chiarissima. E il male, quello che noi chiamiamo ‘male’, ha il suo posto INDISPENSABILE nel tutto. E non possiamo più sentirlo come male dall’istante in cui diventiamo coscienti di Quello – per forza. Il male è un elemento infinitesimale che osserva la propria infinitesimale coscienza; ma la coscienza, poiché essenzialmente è UNA, riacquista, riguadagna la - Coscienza dell’Unità – le due cose insieme. È questo, QUESTO che stiamo realizzando. È una cosa meravigliosa. L’ho visto: in quel momento avevo proprio la visione di Questo… E gli inizi (ma sono poi degli ‘inizi’?), quelli che in inglese si chiamano outskirts [periferia], la parte più lontana dalla realizzazione centrale, diventa la molteplicità delle cose, e anche la molteplicità delle sensazioni dei sentimenti, di tutto – la molteplicità della coscienza. È questa azione separatrice che ha creato e crea il mondo di continuo, che crea tutto: la sofferenza, la felicità, tutto, tutto, tutto quel che è creato, attraverso la sua… potremmo dire la sua diffusione – noi abbiamo il senso dello spazio, sicché parliamo di diffusione e concentrazione, ma lo spazio non c’entra. Ho capito perché Theon*(maetro di occultismo di Mère prima della sua venuta a Pondicherry) diceva che siamo al tempo dell’ ‘Equilibrio’: intendeva dire che la Coscienza centrale ritrova se stessa attraverso tutti gli innumerevoli punti di coscienza e tutti gli opposti… Ma ogni tentativo di esprimerlo è insensato: me ne rendo conto proprio mentre lo dico; ma non c’è altro modo di dirlo. È una cosa… TALMENTE concreta, talmente vera, capisci, così ASSOLUTAMENTE… QUELLA. Mentre la vivevo era… Forse però in quel momento non avrei potuto parlare. (Mére indica i suoi appunti) Ho dovuto prendere un pezzo di carta e mettermi a scrivere; però in un modo tale che non so nemmeno più cosa ho scritto… Le prime parole erano: Stabilità e cambiamento – Era l’idea della Stabilità originaria, potremmo dire, che nella Manifestazione si traduce in inerzia. Il suo evolversi invece si traduce in cabiamento. Bene. Poi è venuto: Inerzia e trasformazione – Ma il senso è sparito. Prima le parole avevano un senso! Eternità e progresso – Questi (queste tre cose) erano gli opposti. Poi c’è stata una pausa (Mère traccia una riga sotto la triplice opposizione), poi di nuovo una Pressione; allora ho scritto: Unità =… (seguono tre parole illeggibili) Era questa l’espressione di gran lunga più vera dell’esperienza, ma è illeggibile. Dovrei rifare l’esperienza per decifrarle. (Satprem cerca di leggere) Mi sembra ci sia la parola „riposo‟… Ah sì, dev’essere proprio così! Riposo e… (Mère entra in concentrazione) Non sarà magari ‘potenza’? Ah, ecco! “Potenza e riposo combinati insieme”. Ecco, sì. Non sono io che ho scelto le parole, sicché devono avere una forza particolare (quando dico ‘io’ parlo della coscienza che sta lì: gesto in alto); non è questa coscienza qui, era qualcosa che premeva, che mi costringeva a scrivere. (Mère ricopia gli appunti) Stabilità e cambiamento – Inerzia e trasformazione – Eternità e progresso_______________ Unità= potenza e riposo insieme. Il senso che questi due elementi, combinati insieme, ridavano lo stato di coscienza che voleva esprimersi. Era su scala universale – non su scala individuale. Ho messo una riga tra le due cose per far capire che non sono venute contemporaneamente. Ricordo di aver scritto le due parole (potenza e riposo) e i due punti per esprimere che erano venuti contemporaneamente, poi è venuta l’espressione ‘combinati insieme’. […]

Tratto da: Agenda di Mère..

giovedì 13 gennaio 2011

LIBERTA'.. E COME ENTRARVI!

 DEL CONDIZIONAMENTO MONDIALE E DI COME LIBERARSI 
di Edoardo Conte
(22/05/2007) 

Se chiedete a qualcuno se è contento della vita che fa o se gli piace il sistema in cui vive, vi risponderà quasi sicuramente
che non è proprio la vita che vorrebbe fare e che il sistema potrebbe essere, di sicuro, migliore.Quando poi gli chiedete
se saprebbe che cosa fare per migliorarlo, vi risponderà che lui saprebbe ma, non gli spetta. Sono i politici a dover
trovare le soluzioni giuste per risolvere i problemi; sono stati eletti apposta. Questo è più o meno il
ritornello che sentireste.
Il problema fondamentale sta nel fatto che, la gente, è cresciuta, educata e pasciuta nella convinzione che deve delegare
i propri desideri e la propria volontà di benessere personale e collettivo a qualcuno o a qualche cosa che la rappresenta.
Anche se questa affermazione può sembrare assoluta, vi chiedo di osservare i vostri desideri o le vostre aspirazioni e
vedere se sono ispirati da una vostra istanza interiore o se rispondono a modelli preconfezionati che la società diffonde
come appetibili e soprattutto conformi a una aspettativa comune.
Ogni nostro desiderio personale è dettato da bisogni costruiti, appositamente, al di fuori di noi per farci prendere e
mantenere una certa direzione. Voler migliorare la nostra vita è cosa buona e giusta, ma dipende sempre da che cosa ci
offrono i modelli di riferimento. Lavoro, carriera, successo, casa, automobile, e non ultimo, il telefonino, sono stereotipi
precostruiti da chi ci controlla e guida per orientare i nostri desideri verso il possesso di cose; possesso che viene
mostrato come la chiave della felicità.
Quando vien detto da politici, sociologi, pubblicitari e altri guru della comunicazione che, alla gente vien dato ciò che
chiede, si mente sapendo di mentire poiché è da sempre risaputo che le masse desiderano ciò che vien loro suggerito
come desiderabile e indispensabile. Creare bisogni e valori, perlopiù fittizi, fa parte della tecnica della persuasione
occulta, che mantiene l’uomo ingabbiato nella propria mentalità emotiva.
È stato così fin dai tempi degli antichi imperi dove: Panem et circenses era il motto che stigmatizzava la
chiave del potere. Da allora nulla è cambiato nel metodo bensì nella forma. Le attuali società democratiche ricalcano in
grande misura quella formula di alternanza di cibo e divertimento che costituisce la base del governo di
un popolo, con l'aggiunta di un pizzico di stregoneria che riesce a infondere, al popolo stesso,
perfino l'illusione di partecipare alle scelte.
Dietro il concetto di democrazia si cela, forse, il più subdolo condizionamento di massa messo in atto da che storia è
storia.
Col metodo democratico, l'adeguamento del sistema alle necessità della gente, è demandato a coloro che sono
eletti per la gestione del bene comune i quali, a loro volta, dovrebbero percepire le istanze della comunità e quindi
promuovere quegli eventi necessari a provocare il cambiamento richiesto.
I fatti, tuttavia, ci insegnano che ciò non accade se non in misura utile al mantenimento del controllo stesso. La casta degli
eletti, ad esempio, è in gran parte precostituita dalle lobbies di potere tramite accordi trasversali che mirano
all’auto-protezione. I pochi outsiders vengono fatti fuori in poco tempo o resi innocui.
I bisogni della gente, poi, sono teleguidati, come abbiamo detto sopra, dalla manipolazione del desiderio.
Anche le grandi battaglie sociali che, hanno contraddistinto gli ultimi due secoli, compreso il diritto di voto e i diritti dei
cittadini, o i grandi movimenti come quello operaio o quelli idealistici come il socialismo, son tutti esempi di come i poteri
occulti siano riusciti a manovrare le masse facendo loro credere di compiere passi verso un progresso sociale.
Attenzione, non sto dicendo siano stati inutili; anzi, sono stati molto utili perché hanno fatto masticare
molta materia grezza, rendendola più duttile, e allenato i giocatori ad un gioco di squadra sempre, però, all'interno
del campo di gioco e delle regole del gioco.
Sto cercando di dire che, il concreto o presunto successo di quelle battaglie e di quei movimenti, ha generato, come in
tutte le lotte sociali, odio di classe. E non ha molta importanza che all'interno delle masse, quelle lotte, abbiano
creato uno spirito solidale o comunitario; anzi, è proprio quella solidarietà interna ad aver provocato odio verso
l'esterno. Ciò vale, ovviamente, per tutti i tipi di aggregazione di sinistra o di destra; politica, ideologica, religiosa e
perfino, commerciale o sportiva che sia.
Là dove si crea antagonismo, si genera conflitto; e dal conflitto si passa all'odio.
E qui sta il trucco.
Creare masse contrapposte per idee, cultura e interessi personali, è la strategia con cui si detiene il potere.
Non ha importanza il soggetto del contendere; tutti i pretesti sono utili, che siano politici, sociali, morali, religiosi,
economici o culturali, per separare la gente in fazioni che si odiano e combattono. Divide et impera dicevano i latini. Separa e comanda, questa è la regola che assicura il
dominio dei popoli.
Le forme sono molteplici come gi effetti, ma il movente è sempre lo stesso: incutere paura!
Dell'altro, del diverso, dell'ignoto!
Tutte le paure generano, prima o poi, odio!
Quindi, se volete dominare un gruppo di persone, inventate un pericolo proveniente da un gruppo esterno e prospettate
una soluzione vincente. Otterrete in sequenza: paura e odio per il presunto nemico e immediato consenso al vostro agire.
La lotta al terrorismo internazionale ne è l'esempio più eclatante, ma ci sono modi più semplici e immediati per
instillare la paura nel vivere quotidiano. Rendere precario il lavoro, bloccare il flusso della liquidità monetaria, attentare alla
salute insomma: togliere la fiducia nel presente e la speranza del futuro.
Questo è il feroce gioco del potere che, mentre tende la mano con accoglienza benevola, dall'altra parte sfodera
il bastone del condizionamento o, ancora peggio, la spada del terrore.
Mentre, ad esempio, cavalca la libertà creativa dell'individuo gli salta in groppa (all'individuo) e lo imbriglia
con le logiche produttive del mercato globale, della finanza, del credito, realizzando il sistema dell'indebitamento.
Avete mai pensato che il sistema bancario mondiale e l'emissione di denaro si basano sul debito che andate a
contrarre quando chiedete un prestito a una qualsiasi banca?
Da un lato il sistema accoglie l'idea della società solidale e dall'altro pungola l'individuo verso una
competizione sempre più feroce, mantenendo, di fatto, gli uni contro gli altri, separati e incazzati.
Finché l'Umanità avrà paura di sentirsi libera, uguale e fraterna, sarà tenuta divisa dall'odio e potrà essere
governata, ossia, tenuta in schiavitù, da chi trae forza e giovamento da questa condizione!
D'altra parte, non vi sembri paradossale che proprio il sistema di condizionamento sia, in ultima analisi, il mezzo
stesso che consente di percorrere il sentiero della salvezza. Senza subire sulla propria pelle tutto il senso di limitazione
che procura, l'individuo non scuoterebbe il proprio animo verso la liberazione e non cercherebbe una condizione
di vita più equa. Sotto questo profilo la sofferenza diventa strumento di catarsi. Ma ciò è possibile solo se si giunge a una
presa di coscienza della posta in gioco.
In tutto questo marasma di forze contrastanti, non è un caso che il cittadino medio di una qualsivoglia società, si senta
affetto da schizofrenia indotta da ciò che sente dentro e ciò che gli viene inconsciamente imposto fuori.
Questa schizofrenia comportamentale, andando più in profondità, esiste nella natura stessa dell'essere umano,
dove l'essenza spirituale naturalmente predisposta al bello, al buono, alla condivisione, è contrapposta ad una
caratteristica personale orientata verso l'individualismo, la separatività, l'egoismo. Queste due tendenze
agiscono come forze che contrapponendosi provocano conflitto se non sono elaborate come elementi complementari
dell'esistenza, a cui dare una tensione armonica.
Chi gestisce il controllo, conosce bene questo meccanismo e lo sfrutta per il suo fine proponendo modelli sociali e
comportamentali a cui il lato personale dell'individuo non può sfuggire a scapito di quello spirituale.
A questo scopo viene alimentata la rincorsa ai beni materiali che acceca l'aspetto personale con i bagliori del
successo, della ricchezza, del possesso.
Su questi non-valori è impossibile costruire la società della solidarietà e così, il senso di frustrazione che deriva
dall'agognare una meta irraggiungibile crea, nella persona, una scissione esistenziale che la rende succube e
impotente.
Badate bene che anche l'eccesso opposto, quello determinato dal condizionamento religioso di sapore
moralistico-punitivo, ottiene l'analogo effetto di mantenere l'individuo diviso, mediante il senso di colpa.
Qualcuno obietterà che la gente non è poi così stupida e che sa scoprire gli inganni e riconoscere la verità.
Questo in parte è vero, quando l'uomo usa la mente per discriminare e l'intuizione per scoprire più ampi
orizzonti. Ma occorre considerare che, se il livello mentale delle masse è senza dubbio cresciuto negli ultimi 50 anni, è
altresì aumentata la suggestione emotiva che è frutto del condizionamento dell'informazione di massa.
Più persone vengono informate su un evento, maggiore sarà la partecipazione emotiva e quindi la suggestione
condizionante. Più avvenimenti crudeli, violenti e nefasti verranno proposti quotidianamente e più si svilupperà paura, odio
e rancore di massa, e l'Umanità resterà divisa.
Da questo punto di vista l'informazione sta svolgendo un duplice ruolo, liberatorio e vessatorio, al tempo stesso.
Infatti, il paradosso di internet, l'ormai più diffuso mezzo di comunicazione, rivela bene il conflitto di forze in atto.
Sulla rete si trova tutta l'informazione e la contro-informazione riguardante un avvenimento. Entrambi
costituiscono parti di una verità più ampia. A quale credere? A quella ufficiale, proposta dai media omologati, o a quella alternativa che sguscia fuori da indiscrezioni o presunti segreti rivelati?
Discernere è veramente difficile quando si è di fronte a mezze verità!
Un tempo si diceva che occorreva saper separare il grano dalla pula
per riconoscere la verità. Operazione
che in pratica consiste nello scaraventare in aria il grano raccogliendo nello staio i semi più pesanti mentre la pula, più
leggera, se ne va col vento.
Credo che questa immagine sia tutt'ora molto efficace e veritiera. Resta difficile oggi riconoscere,
all'interno dell'informazione, che cosa sia il grano e che cosa la pula.
Il grano dovrebbe essere la sostanza, il nutrimento vero del corpo e dell'Anima; mentre la pula dovrebbe essere
la forma che la riveste.
Da sempre la saggezza antica consiglia di considerare la sostanza come fonte di realtà e verità e la forma come il
contenitore cangiante e illusorio a cui non rimanere affezionati pena l'oscuramento di quella verità. Quindi
dovremmo svelare l'essenza che vivifica le forme e non adorare le forme come fini a se stesse; anche perché le
forme, svuotate del contenuto, restano vasi vuoti che occupano spazio ma non servono più allo scopo.
E questa idolatria non è ciò che oggi condiziona chi aderisce alla civiltà dell'apparenza formale?
Per non cadere nel tranello della forma e degli stereotipi dobbiamo sviluppare il pensiero autonomo discriminante; ma il pensiero, da  solo, non basta. Abbiamo visto che la forza seduttiva dell'emozione devia la mente dalla chiarezza di
scelta e la fa precipitare nella suggestione collettiva. Occorre, dunque, trovare uno strumento che affranchi dalle forme di
emotività ideologica, religiosa, politica o economica, ovvero, dalle forme di controllo escogitate dalle forze della materialità.
Tale strumento è il cuore, ossia il centro interiore dell'individuo che trasforma l'emozione in conoscenza, la
passione in compassione, la separatività in condivisione; equilibra le forze in gioco, sintetizza il dualismo degli opposti e dà
misura e ritmo alla partecipazione.
L'intelligenza del cuore svela la verità, va alla sostanza delle cose, non dà ascolto ai falsi profeti o agli imbonitori,
non si fa condizionare dalle belle parole o dai bei vestiti. Il cuore sa costruire in sintonia con i principi armonici universali,
tessere rapporti sinceri e indissolubili tra gli esseri umani, la natura e il creato.
Il cuore trasforma le forze del condizionamento in energie del rinnovamento e riprogramma il nostro DNA in modo da
liberarci dall'identificazione con il lato illusorio della vita per riformulare il paradigma, ovvero, le regole del gioco. É
l’antidoto che rompe l'incantesimo di Matrix e ci svela la realtà fondata sul riconoscimento
dell'Amore come forza coesiva dell'Universo. L'unica forza capace di dissolvere la paura e
annichilire l'odio e il senso di separatività.
Sviluppare l'intelligenza del cuore è il fine di ogni essere umano che percorre la spirale evolutiva. Richiede la
consapevolezza dello stato di cattività iniziale per riorientare la propria esistenza verso la liberazione. É un percorso di
crescita che passa attraverso l'osservazione dei moventi che spingono ad agire e prosegue con
l'attuazione del distacco dai condizionamenti emotivi, mentali e formali connettendo stabilmente la propria
componente personale a quella spirituale che tutto abbraccia e ama.
Da sempre la meditazione è indicata come una tecnica molto efficace nell'allineamento della personalità al Sé
spirituale poiché stabilisce un ponte interiore che non può essere condizionato da forze esterne.
Ascoltiamo, dunque, il nostro centro di sintonia interiore quando vogliamo trovare risposte concrete al bisogno di
benessere e non chiediamo agli altri di cambiare il mondo, ma troviamo dentro di noi quella forza necessaria.
Ogni cambiamento nasce da dentro, nella consapevolezza di ciò che siamo e di quale compito abbiamo. É il risveglio della
disposizione interiore a crescere per divenire migliori, cioè, uniti nel trovare soluzioni di massimo bene per tutti.
Se saremo capaci di fare questo primo passo, ci troveremo tutti insieme un passo più in là, verso la civiltà della
cooperazione fraterna e scopriremo che è possibile realizzarla perché è già parte di noi.